Pagine

Monday, February 20, 2006

Il maratoneta ci ha passato il testimone

Luca Coscioni, durante una maratona... Sta a noi proseguire la sua marcia di libertà. Luca Coscioni, presidente di Radicali Italiani e dell'Associazione per la Libertà di Ricerca scientifica che porta il suo nome, si è spento a causa della malattia che lo teneva da anni prigioniero del suo corpo, la sclerosi laterale amiotrofica. Eppure la morte l'ha già sconfitta, combattendo non uno, ma tutti i suoi giorni da leone, da leader politico, contro un paese che i malati come lui li ammazza anzitempo. Lascia una società oggi più consapevole dell'importanza della libertà di ricerca scientifica e dei compagni determinati a proseguire battaglie per cui altri come lui non possono attendere.
Ciao, Luca, grazie, perché ci lasci pieni.

Luca Coscioni decideva, scandalosamente, di lasciarsi strumentalizzare dalla e per la battaglia politica in cui credeva. (...) Il gesto di Luca è perentorio: la malattia vuole impadronirsi di lui, e lui risponde cedendole se stesso, tutto se stesso, e così facendo, proprio così facendo, se ne impadronisce completamente, se ne appropria con la conoscenza e la consapevolezza crescenti, la domina, fino a trasformarla, brandendola con la forza inaudita di un'arma potentissima, la sua personale e riconoscibilissima arma nonviolenta con cui combattere la buona battaglia.

Fa questo Luca, ma lo fa aggiungendo scandalo a scandalo: lo fa da Radicale e coi Radicali. (...) Strumentalizzare la propria malattia, e cioè se stesso, e farsi strumentalizzare dai radicali: può esserci in Italia qualcosa di più tremendo e riprovevole? No, non può esserci. Non a caso Luca ha dovuto pagare cara questa sua scelta. Morto oggi a causa di quella malattia, certo. Ma colpito prima e di più, mille e mille volte, in questi anni, e con pari violenza, dall'indifferenza dei più, dal pietismo ipocrita di altri, dal dileggio di molti, dal compatimento degli imbecilli. Colpito, e da oggi perfino: morto. Ma morto in battaglia. Perché c'è morte e morte. Perché c'è una morte che è cessazione della vita, puro spegnersi, puro spreco di vita inutile. E c'è una morte che è invece dono della vita, che è dare la vita, e dare la vita per i propri amici. Luca oggi è morto: è morto a forza di dare la vita, e di darla per i propri amici. E non c'è amore più grande di questo. Non c'è.

Antonio Tombolini, su Lievito Riformatore

Coscioni, quel corpo malato che è diventato un simbolo, di Filippo Ceccarelli (La Repubblica)

5 comments:

Anonymous said...

grazie Federico per questo bell'intervento....

Anonymous said...

Luca, un uomo fantastico.
Che il suo ricordo possa continuare a vivere sulle nostre gambe.

salvio said...

Ciao Luca......

Anonymous said...

Una enorme perdita, soprattutto simbolica. Lo scandalo del corpo esposto come testimonianza di una battaglia morale e politica ha fatto di Luca Coscioni soprattutto un simbolo. Credo che oggi lo piangano molti malati. E noi con loro.

Saluti

Anonymous said...

"coscienza della libertà per andare oltre la libertà di coscienza"

Tommaso
http://inoz.ilcannocchiale.it