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Saturday, May 13, 2006

L'equivoco sull'elezione di Napolitano

Avevo affidato a un post di giorni fa le mie perplessità su quanto sostenuto da Paolo Mieli in un suo editoriale firmato sul Corriere, e cioè che l'elezione di Napolitano a presidente della Repubblica potesse rappresentare «un premio e un risarcimento a quella parte minoritaria del Pci che già quarant'anni fa seppe guardare lontano (e vide giusto)».

Non è stato così. Una sinistra troppo bella per essere vera, come ha notato ieri, con ironia, anche Giordano Bruno Guerri. Insomma, scrive, «un premio e un risarcimento per chi, passata metà della vita sposando un'idea sbagliata, ha passato l'altra metà battuto e ribattuto dai suoi stessi compagni di partito. I quali l'altro ieri l'hanno imposto alla massima carica dello Stato - osserva giustamente Bruno Guerri - non perché gli riconoscessero il merito di avere avuto ragione, ma perché è la destra a riconoscergli il merito di avere almeno provato a cambiarli».

E' questa la cosa più amara. Napolitano è presidente non perché i suoi compagni gli abbiano riconosciuto il merito di aver avuto ragione prima di loro, ma perché serviva "uno di loro" vestito con l'abito buono per salavaguardare i delicati equilibri tra i partiti interni all'Unione.

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