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Tuesday, June 13, 2006

Amnistia. Questione di giustizia, non di carità

Caro direttore, trovo che si parli e si scriva di amnistia spesso in termini sbagliati. Oggi l'amnistia serve allo Stato, alla sua legittimità, più che ai detenuti. Il sovrappiù di pena, fisica e psichica, dovuta al sovraffollamento delle carceri, e i 9 milioni di processi pendenti, destinati alla prescrizione o a sequestrare per anni milioni di cittadini, fanno dello Stato un «delinquente abituale». Altro che gesto di clemenza, magnanima concessione del Sovrano o del Papa Re che dispongono della vita dei sudditi-detenuti! Ed è fuori luogo la sufficienza che circonda questa misura, perché, si dice, "una tantum" che non risolve i problemi strutturali della giustizia. Per prima cosa, lo Stato, tenuto al rispetto delle leggi come ogni cittadino, interrompa subito la sua «flagranza di reato», l'attuale violazione permanente dei principi e delle ragioni costituzionali della detenzione e dell'amministrazione della giustizia. L'amnistia è l'unico strumento con effetto immediato. Per ricondurre le istituzioni alla propria legalità, non per un generico atto di carità, è in corso l'iniziativa nonviolenta di Pannella e dei radicali.

2 comments:

Maurizio said...

Bell'articolo. :-)

G.L. said...

Per i carcerati? Severità sì, ma dignità.Non si possono stipare come delle bestie in gabbia. Il che implica un gesto urgente di clemenza. Un indulto, per l'appunto, non un'amnistia che costituisce la resa totale dello Stato. Accompagnando magaril il provvedimento alla privatizzazione delle carceri o alla costruzione di edifici nuovi, perché non è mettendo la piccola delinquenza in strada che si risolvono i problemi.
Ciao.