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Thursday, June 15, 2006

Proibire la droga va contro i miei valori

Lou Reed. La copertina di un suo recente album«La legalizzazione delle droghe ha effetti positivi. Intendiamoci: io sono contro tutti gli stupefacenti, ma penso che non sia con il proibizionismo che si risolva il problema». L'intervista di Umberto Veronesi al settimanale Grazia è stata ripresa dal Corriere della Sera.

Dell'ex ministro Veronesi si tratta, e non dell'ultimo bolscevico portato al governo da Prodi. «Stanze del buco» o meno, fuori da tutte le ironie, e a prescindere da quali siano le proposte concrete più convincenti, bisognerà pure constatare il dato di fatto del fallimento delle politiche proibizioniste sulle droghe. Oggi la droga è già "libera", solo che noi la vorremmo legalizzata, cioè controllata. Su questi problemi l'atteggiamento dei liberali non può che essere pragmatico. Come su ogni altra questione, se da decenni si persegue una politica di un certo tipo, chiedersi se abbia funzionato o meno è una domanda fisiologica. La mia risposta è no.

Che non avrebbe funzionato, d'altra parte, lo aveva previsto già anni fa, e non smette di ripeterlo a novant'anni suonati, Milton Friedman (che non è un Paolo Ferrero): «Sono favorevole alla legalizzazione delle droghe. Secondo il mio sistema di valori se la gente desidera uccidersi ha ogni diritto di farlo. La maggior parte del danno che viene dalle droghe deriva dalla loro illegalità».

«Nessuno dice che fanno bene», assicura anche Veronesi:
«Ma abbiamo soltanto due scelte davanti a noi: proibire o educare. È possibile proibire? E, soprattutto, possiamo essere certi che la proibizione sia rispettata? Io credo di no. La proibizione non è un deterrente, al contrario fa aumentare nei giovani il desiderio della trasgressione. Non solo: la proibizione rende costosissime le droghe e spinge chi ne fa uso a compiere atti criminali per procurarsele... è all'origine del mercato nero che alimenta la malavita internazionale e in Italia è la principale fonte di sostentamento per la mafia. Sono convinto che se vogliamo combattere davvero la criminalitá organizzata bisognerá considerare seriamente l'abolizione del proibizionismo».
Dal punto di vista prima di tutto fisico lo Stato con le sue agenzie di sicurezza non è in grado di impedire a qualcuno di ingerire o introdurre nel proprio corpo una qualsivoglia sostanza. Questi gli argomenti diciamo "realisti". Inoltre, la libertà di disporre del proprio corpo, come della propria coscienza, il diritto all'autodeterminazione, sono incoercibili in linea di principio. Certo, a una libertà massima nei propri comportamenti individuali corrisponde una responsabilità massima se essi recano danni ad altri. Dunque, si verrà sanzionati se sorpresi a guidare sotto l'effetto di droghe (come accade oggi con l'alcol), o - in misura maggiore - se si causano incidenti. Da queste parti non è mai "colpa della società".

Dunque, che fare? Chi ha più sale in zucca lo adopera. Per le droghe leggere la soluzione più ragionevole è rendere legale la commercializzazione e il consumo, e regolarli. Sono ormai milioni gli italiani (come gli olandesi) che ne fanno un uso più o meno regolare e non mi pare che questo li renda cittadini disonesti, pericolosi, o di serie B sul posto di lavoro, in famiglia e in tutte le altre attività quotidiane.

Per quanto riguarda le droghe cosiddette pesanti, occorre essere aperti a sperimentazioni che in molti paesi civili (non comunisti) stanno dando alcuni risultati non trascurabili.

Si può pensare a spazi, all'interno di strutture sanitarie, destinati all'autosomministrazione da parte dei tossicodipendenti. Una realtà in molti paesi europei, dalla Spagna (quella di Aznar il cattolico, non di Zapatero il "nichilista") all'Olanda, dalla Svizzera alla Germania. Luoghi sicuri in cui i tossicodipendenti possono fare uso di droghe in condizioni igieniche decenti e, magari, parlare del loro disagio, fisico e psichico, con personale competente. Ciò garantirebbe di diminuire il numero delle morti da overdose, di facilitare i contatti con i tossicodipendenti più marginali e frenare l'impatto sociale del consumo di droghe iniettive negli spazi pubblici.

In Svizzera, secondo uno studio condotto dall'universitá di Zurigo e pubblicato sull'ultimo numero del settimanale scientifico Lancet, il programma di somministrazione controllata di eroina, iniziato nel 1991, ha fatto calare il numero di tossicodipendenti. In dieci anni i neoconsumatori sono passati da 850 a 150. Né, ha spiegato Veronesi, ha provocato «la tanta temuta banalizzazione del consumo di eroina, cioè il rischio di usarla di più perchè era più facile procurarsela. Al contrario, la dipendenza da eroina è diventata sempre più un problema medico e ha perso la sua immagine di atto di ribellione».

Inoltre, più in generale, la clandestinità cui una sostanza è costretta contribuisce a impedire il formarsi intorno a essa di una cultura del suo corretto uso. Se oggi possiamo affermare che esiste una cultura addirittura «sofisticata» del vino è perché il suo consumo è libero e di massa. Certo, non manca chi ne fa un uso eccessivo e autolesionista.

Possiamo affermare, quindi, dopo decenni di sperimentazioni sul campo, che non solo le legislazioni proibizioniste non riescono a impedire il consumo delle droghe, ma impediscono il formarsi di una cultura del loro «buon uso». L'unico effetto che sembrano produrre è un uso disinformato e incontrollato che diviene facilmente abuso, il male peggiore. L'antiproibizionismo, al contrario, partendo dalla semplice constatazione che è letteralmente impossibile impedire a qualcuno di ingerire o iniettare nel proprio corpo una sostanza, promette proprio, o almeno, il libero formarsi di quella «cultura del buon uso» delle sostanze.

Di seguito una serie di miei post in materia di droghe:
  • La droga, e la libertà, sono più forti
  • Per una cultura del «buon uso» degli psichedelici
  • Il padre dell'Lsd e il consumo di massa di psichedelici
  • Il padre dell'Lsd: tradito dai giornali
  • 22 comments:

    Robinik said...

    VaimiticoJIM!!!
    Tu si che sei un colosso della logica!

    Ma perchè fermarci a questi piccoli risultati?

    Accettiamo anche il fallimento della lotta alla pedofilia e facciamo le stanze dove ci si ingroppa i bambini (tanto per Capezzone la Pedofilia è un amore come un altro no?)

    E poi accettiamo il fallimento della lotta alla mafia e facciamo le stanze dove si può mettere nell'acido qualcuno al grido di "Minchiacazzo!!!"

    E poi accettiamo anche il fallimento di tutto e facciamo le stanze di tutto dove si fa tuttomapropriotuttotuttotutto.

    Tu si che sie un MITICO liberale: La Droga di Stato! Cooooooooool!

    Astrolabio said...

    io sono daccordo sia con jimmomo che con robinik.
    lo pilitca di riduazione del danno per me significa riduzione del danno al mio portafogli :-) nel senso che così non devo pagare il gigantesco apparato di repressione.
    Poi, però, non capisco sto appellarsi al funzionalismo, cioè, a me che mi frega che la stanza col buco riduca i drogati? E' una cosa da conservatori, prima montagne di soldi per reprimere, poi montagne di soldi per controllare, poi altre montagne di soldi per curare.
    Ma dicevo, a parte le considerazioni funzionaliste, lo stato si occupa della giustizia, quindi dovrebbe rispondere a fini etici, quindi da liberale dico che va liberalizzato tutto nei limiti del danno a terzi.
    Anche la legge sirchia sul fumo ha "funzionato" questo non la rende questa gran bella legge.

    galileo said...

    Robinik è un politologo nato, c'è poco da fare.
    Ubi maior...

    luca said...

    già, secondo robinik uno che si buca (nuocendo a se stesso) può essere messo sullo stesso piano di un pedofilo (che nuoce a terzi) o a un mafioso (che nuoce a terzi). al vero liberale robinik forse l'aquila dell'avatar ha beccato troppo sul cranio

    JimMomo said...

    Questa dell'aquila mi ha strappato un sorriso in questa valle di lacrime. Grazie.

    Nicola R said...

    Ogni post sull'argomento droghe provoca le medesime reazioni. Mi sa che da qui non ci si muove: il problema è che purtroppo le vie di mezzo tra la liberalizzazione totale e la repressione assoluta (cioè due utopie inapplicabili)portano con sè qualche "controindicazione", non eliminabile. Resterebbe da capire quali sono sopportabili e quali no. Mi spiego meglio: è preferibile limitare la libertà di farsi e di fare male, imponendo qualcosa che comunque la si veda va contro la libertà individuale, oppure è preferibile lasciare libertà pressochè assoluta, facendone poi pagare il prezzo, economico, sanitario e di sicurezza, a tutti gli altri? Io proposi, doverse volte in risposta a diversi post di Jim, che ad una libertà di drogarsi dovesse corrispondere una responsabilità sanitaria ed economica totale. Quindi se io mi drogo e sto male, le cure le pago totalmente io. Se non ho i soldi, crepo. Sarà crudele, ma un uomo libero non può essere un uomo irresponsabile.

    JimMomo said...

    Astrolabio e Nicola, in teoria son d'accordo con voi. Però perché applicate questo ragionamento solo alla droga e non anche a chi si procura malattie per il fumo, l'alcol o il cibo?

    Non vorrei che fosse un malcelato moralismo, cioè un modo indiretto per punire un "vizio" per voi più disdicevole degli altri.

    Dunque, anch'io sono per una sanità che pesi meno (molto meno) sulle casse dello stato, ma è un altro discorso e di sicuro varrebbe per ogni cosa perché altrimenti chi si ergerebbe a giudice di quale comportamento individuale meriti la tutela sanitaria nel caso si ecceda?

    Nicola R said...

    Jim, infatti io auspico che anche chi soffre di cirrosi per il bere eccessivamente, o chi soffre di tumore ai polmoni per il troppo fumare si paghi le spese da solo. Tutti ormai conoscono i rischi di certi comportamenti: se uno sceglie di compierli ugualmente, è libero o irresponsabile, visto che poi a pagare siamo tutti? Per il cibo, il discorso è ancora differente: quando sarà scientificamente provata una dipendenza diretta tra un alimento ed una malattia, ne riparleremo. Ma se ti riferisci all'obesità, posso essere d'accordo: anche qui, chi eccede paga di tasca sua.
    p.s. Però, in una scala "etica" (non mi piace granchè la parola, ma talvolta è necessaria), non posso che mettere all'ultimo posto un drogato, piuttosto che un obeso. Sarà politicamente scorretto, ma non riesco a vedere un drogato come una persona intelligente o quasi quasi da premiare per il coraggio.

    Astrolabio said...

    "Non vorrei che fosse un malcelato moralismo, cioè un modo indiretto per punire un "vizio" per voi più disdicevole degli altri."

    io mi sono fumato roba clamorosa, e non trovo disdicevole drogarsi, anzi, appena ho saputo della salvia divinorum ho cercato subito di procurarmela (invano), ora però l'hanno vietata, quindi semmai mi toccherà ripiegare sui morning glory per le mie esperienze psiconautiche, che però danno effetti collaterali non c'è male.

    in generale mi trovo dacorrdo con nicola, io di "sale per alcolizzati" a spese dello stato non le conosco.
    ed è pur vero che lo stato mette accise su sigarette ed alcolici, forse questo è un buon compromesso, intanto si può legalizzare la cannabis e metterci un'accisa statale (che finanzi la sanità, in effetti sia le accise per alcool e tabacchi le userei per finanziare la sanità).
    Poi sulle altre droghe si può vedere, visto che ognuna da effetti diversi, ad esempio legalizzare l'acido lisergico impone il ritiro della patente per un lungo periodo, visto che c'è la possibilità che nel bel mezzo della guida capiti un flash back.

    Marcoz said...

    "Anche la legge sirchia sul fumo ha "funzionato" questo non la rende questa gran bella legge."

    Astrolabio, in cosa non sarebbe 'bella', per la precisione?

    Astrolabio said...

    "Astrolabio, in cosa non sarebbe 'bella', per la precisione?"

    nel fatto che non rispetta la proprietà privata, il locale è mio, decido io se dentro si può fumare o meno, al massimo metto un cartello fuori.

    Marcoz said...

    Il locale è una proprietà privata, va bene, ma offre un servizio pubblico dove tutti devono poter accedere senza discriminazioni e senza che, entrandovi, ci siano prevaricazioni di alcun tipo da parte di qualcuno dei frequentatori su altri.
    Per venirti incontro, al limite, potrei dire che si potrebbero fare distinzioni tra locali 'superflui' (ristoranti, bar?) dove la scelta del proprietario potrebbe essere orientata a piacimento, e tra locali di pubblica utilità (negozi di alimentari, farmacie) dove si è obbligati ad andare.
    Però la distinzione non è semplice: se mi trovassi nella situazione di DOVER mangiare un panino perchè a diguno da ore o di bere per il gran caldo, ecco che il bar diventa un locale pubblico più che utile, necessario (tieni presente che mica dappertutto, come nei grandi centri, c'è un bar ogni trenta metri).
    Come facciamo?

    Saluti

    Domiziano Galia said...

    E' tutto molto bello, c'è solo un problema. Questo ragionamento da per assunto di trovarsi di fronte a persone sagge e mature, persone che siano consapevoli della libertà di uccidersi. E invece non sempre, ma non raramente, son coglioni che vogliono solo sballare.
    Io non ho ancora una posizione certa a proposito, però un'idea certa a proposito di una corrente di pensiero sì: come si fa a punire lo spacciatore e non il consumatore? Lo spacciatore non è che un tramite, un mezzo, del consumo. E' questo che alimenta lo spaccio, non si alimenta da solo. E' di un'illogicità spaventosa. Quindi la via è o la totale depenalizzazione o la totale penalizzazione.

    ciccio said...

    "Accettiamo anche il fallimento della lotta alla pedofilia e facciamo le stanze dove ci si ingroppa i bambini"

    Va bene. Basta aggiungere un paio di righe al Concordato.

    Astrolabio said...

    "un servizio pubblico"
    parola senza senso, che differenza c'è tra un servizio pubblico e uno privato?

    "dove tutti devono poter accedere senza discriminazioni"

    perchè senza discriminazioni?

    "ci siano prevaricazioni di alcun tipo da parte di qualcuno dei frequentatori su altri"

    se sono entrati tutti liberamente, e sono liberi id uscire, e consci del regolamento interno, come fanno ad esserci sopraffazioni?

    "tra locali di pubblica utilità (negozi di alimentari, farmacie) dove si è obbligati ad andare."
    ancora, pubblica utilità, chi decide cos'è?
    e poi veramente ti obbligano ad andare in alimentari e farmacie? Cazzo mi dispiace :-)

    "se mi trovassi nella situazione di DOVER mangiare un panino"
    se mi trovassi nella situazione di DOVER fumare?

    Marcoz said...

    Astrolabio:

    1) Intendevo un servizio AL pubblico, a cui tutti hanno accesso (adulti e bambini).
    Mi sta bene la totale libertà in circoli o club privati che però dovrebbero essere comunque regolati qualora prestassero opera persone assunte - camerieri, per esempio - diventando anche luogo di lavoro.

    2) La frase doveva essere solo: " accedere senza che, entrandovi, ci siano prevaricazioni di alcun tipo da parte di qualcuno dei frequentatori su altri".
    'Senza discriminazioni' è un residuo di una frase cancellata…

    2-3) Non sempre si è liberi di scegliere.
    Eppoi, scusa, ma a te gli alimenti e i medicinali (se ne hai bisogno) te li portano a casa?
    Io posso anche dire "Non vado in pizzeria perchè lì fumano", ma per il resto come la mettiamo?

    4) Dover mangiare un panino al salame (come sostentamento, non come sfizio) non fa alzare il colesterolo a chi è seduto di fianco, sia che tu lo mangi all'aperto o in un luogo chiuso.
    Se un fumatore non riesce a 'controllarsi' è una persona che ha bisogno di aiuto.

    semplicemente liberale said...

    La libertà di fare della propria vita ciò che chi si crede è imprescindibile. Ma la soluzione delle "stanze del buco" è una soluzione socialista.

    Non mi meraviglio che Punzi o Ferrero e in genere i comunisti, i socialisti, i liberals e quant'altro, vedano di buon occhio un'ipotesi del genere. Il loro approccio rimane sempre funzionalista, State-led, anche quando tentano, maldestramente, di aprire varchi libertari.

    L'uso di droghe va legalizzato. Ma che rimanga una faccenda esclusivamente privata, individuale. Lo Stato non c'entra nulla.

    John Christian Falkenberg said...

    Jim, il punto e' che la razionalita' e la desiderabilita' della liberalizzazione del commercio di alcune sostanze non implicano certo che lo Stato debba fornire facilitazioni al loro consumo; facilitazioni che rischiano di apparire come un avallo al loro consumo e che costituirebbero probebilmente un sussidio in riduzione dei costi di comportamenti che non penso nessuno di noi voglia incoraggiare.
    Credo che anche Robinik intendesse dire questo, al di la' della verve polemica con cui lo ha espresso.
    Qui non si parla soltanto di "totale depenalizzaizone" , con la quale mi trovo d'accordo, ma addirittura di iniziative che potrebbero diventare di sostegno e facilitazione della pratica.

    Personalmente mi trovo quindi d'accordo con Astrolabio e Nicola R. Nessun proibilzionismo, nessun aiuto : in generale, colui che sceglie sopporta le conseguenze delle proprie scelte, soprattutto quando , per rispondere a Domiziano, le conseguenze negative sono estremamente ben pubblicizzate.
    Questo vale per ogni sostanza di questo tipo. Purtroppo il sistema sanitario, come ogni monopolio, soprattutto statale, non permette di prezzare adeguatamente i costi di tali comportamenti, riducendo in questo caso ulteriormente i costi di un comportamento nocivo e mandando quindi segnali errati agli individui

    Riguardo ai locali pubblici, non ricordo che lo Stato paghi a certi "locali pubblici" un sussidio per garantire l'universalita' del servizio. Anzi, in molti casi li carica di regolamentazioni e pretende anche fior di quattrini per le licenze, anche se queste sono parzialmente pagate per garantire che operino in una situazione di oligopolio.

    Astrolabio said...

    "2-3) Non sempre si è liberi di scegliere.
    Eppoi, scusa, ma a te gli alimenti e i medicinali (se ne hai bisogno) te li portano a casa?
    Io posso anche dire "Non vado in pizzeria perchè lì fumano", ma per il resto come la mettiamo?"

    te la immagini una farmacia o un alimentari che consentissero di fumare al loro interno? Fallirebbero dopo un quarto d'ora.
    A meno che non sei sfigato da avere un solo alimentari e una sola farmacia dove vivi, in tal caso apriti una farmacia tua e un alimentari tuo, e metti il divieto di fumo, vedrai che ci fai pure i soldi sopra.

    Marcoz said...

    Astrolabio,
    il mercato che regola tutto, eh?
    Può darsi… tutto sommato penso che per molti versi la cosa possa anche funzionare.

    Ma se il mercato 'decide' che anche non vietando il fumo nel mio locale "faccio affari lo stesso" (perchè la tendenza dello stile di vita di molti lo consente) chi è 'colpevole' di non fumare deve subire l'azione dei fumatori o limitare la propria vita sociale per evitarla.
    Tu mi dirai: anche i fumatori, a causa del divieto, subiscono bene o male la stessa sorte. Certo, ma sono dell'opinione che i comportamenti con un impatto neutro sul prossimo siano da privilegiare rispetto a quelli attivamente dannosi (vale anche per il rumore: io posso stare in silenzio quando, quanto e dove voglio; non posso fare altrettanto con lo stereo a tutto volume).

    Preciso, a questo punto, che la mia obiezione è scaturita dalla tua frase sulla legge che "non rispetta la proprietà privata, il locale è mio, decido io se dentro si può fumare o meno, al massimo metto un cartello fuori".
    Posso dare anche per buona la cosa facendo le dovute distinzioni: convengo che il divieto di fumare potrebbe essere esteso in maniera meno indiscriminata.
    Ma non me la sento di lasciare in mano alle leggi della domanda e dell'offerta il compito di regolare in assoluto la questione.

    Saluti

    watchdogs said...

    se si devono far pagare le spese mediche a chi s'è procurato del male drogandosi, fumando o bevendo, allora si dovrebbe farle pagare anche a non porta il casco o le cinture di sicurezza e si fa male, anche se nell'incidente ha ragione, o a chi esce di strada e si ferisce -senza coinvolgere altri- ma superava i limiti di velocità...

    perdukistan said...

    http://perdukistan.blogspot.com/2006/06/lamato-oppio.html