Pagine

Tuesday, June 13, 2006

D'Alema ha una concorrente in politica estera

Non gli hanno dato la Difesa, ma il Commercio internazionale e le Politiche europee. Però Emma Bonino è una che il suo ruolo se lo costruisce. Se in Afghanistan possano o no andare a bombardare i nostri aerei è forse questione di D'Alema e Parisi, ma siccome la Bonino di Afghanistan ne sa qualcosa - dal '96 denuncia la gravità delle barbarie talebane e l'estate scorsa per quattro mesi ha guidato la missione dell'Unione europea, un team di 120 persone, incaricata di sorvegliare le elezioni, girando tutto il paese, da Kabul a Herat, da Jalalabad a Kandahar - non si tira indietro a dire la sua.

E finalmente una voce chiara e responsabile, senza inutili e tristi politicismi. «In Afghanistan c'è bisogno di maggiore impegno, militare e non solo».

L'intervistatore le chiede se quindi «non esclude che gli aerei italiani debbano andarci e usare le armi».
«No che non lo escludo. Questa missione nasce da un consenso internazionale generalizzato e di tutta l'Europa. Quando c'è una cornice internazionale così, con l'Onu, la Nato, non penso che un Paese credibile possa dire: "Però io questo non lo faccio. Vengo, costruisco le scuole. Se mi protegge qualcun altro"».
E ancora: «Io sono una non violenta, non una pacifista. Ma il mondo non è non violento, dunque non è possibile escludere sempre, a priori, l'uso della forza in base all'articolo 11 della Costituzione. La si può regolare, la forza. Però queste sono missioni di altro tipo rispetto a "l'Italia ripudia la guerra"».

La precisazione di Martino a un editoriale pieno di inesattezze, come spesso gli accade, di Venturini sul Corriere della Sera, chiarisce che le cose non stanno come insiste a sostenere D'Alema. La conclusione della missione militare in Iraq era sì prevista anche dal Governo Berlusconi entro quest'anno, ma ad essa «sarebbe subentrata un'altra prevalentemente civile», sotto la guida di un funzionario dell'Onu che era già sul posto, protetta da circa 500 soldati e i cui preparativi erano già in stato avanzato. Al contrario, D'Alema e Parisi hanno ribadito che in Iraq non resterà un solo italiano. E' comprensibile che gli Stati Uniti siano un po' contrariati.

3 comments:

semplicemente liberale said...

1) La Bonino non conta niente. E non devo dirtelo io, private Jim. Perciò: può dire ciò che vuole, al massimo provocherà l'irritazione di un Paolo Cento. Forse.

2) I Radicali avevano detto: andiamo con Prodi perché vogliamo "l'alternanza per l'alternativa". Accontentati. C'è stata l'alternanza (da B. a P.) e l'alternativa (da Iraq sì ad Iraq no; da tasse giù a tassa su). Complimenti, grande politica. Un posto nella storia patria è assicurato.


;)

Anonymous said...

Ci spieghi che cosa bolle in pentola? Mi riferisco alle premonizioni di Pannella su un dialogo sottotraccia tra Berlusconi, D'Alema, Tremonti, Maroni e DeBenedetti. I soliti inevitabili accordi spartitori tra potenti-fetenti che non possono scannarsi? Un nuovo assetto? L'accordo con il Nord? Che altro? E c'è anche Ruini in questo dialogo?
Grazie.

esperimento said...

Magari ci fosse la Bonino al posto di D'Alema (che forse farebbe bene ad andare in pensione ;) )