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Sunday, June 11, 2006

Ritirarsi dall'Iraq non sarà gratis

Con tre editoriali consecutivi (Galli Della Loggia-Panebianco-Venturini) il Corriere della Sera fa pressing sul Governo Prodi assumendo una posizione decisamente critica sulla gestione politico-diplomatica dell'annunciato ritiro dall'Iraq.

Come già sembrava evidente qualche giorno fa, la mossa del ritiro, quale risulta da questi primi passi del governo, non viene accolta dagli Stati Uniti con molta comprensione e disponibilità, come invece si pensava in un primo momento. Niente sconti.

Il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha fatto chiaramente capire che l'Alleanza si aspetta dal nuovo governo italiano una prova di lealtà, "riscattando" il disimpegno dall'Iraq con un maggiore impegno, in termini di mezzi e uomini, in Afghanistan.

Mi fa ridere (amaramente) sentire che la Farnesina, e il ministro degli Esteri D'Alema, sperano di «convincere» gli americani. Non si tratta di «convincere». Gli americani accetteranno la decisione sovrana di un paese amico, naturalmente, ma non si convinceranno che il ritiro del contingente italiano dall'Iraq sia una decisione opportuna ed essa non potrà non avere degli effetti nei rapporti bilaterali.

Un altro segnale del discreto ma inequivocabile pressing diplomatico Usa giunge dalle parole dell'ambasciatore Spogli, che ricorda all'Italia «l'accordo» per la partecipazione civile italiana ai "Provincial reconstruction team", «coperti da un'adeguata presenza militare». In pratica, si chiede all'Italia di sostituire la sua missione militare con una missione di 30 civili protetti da 800 militari, nel rispetto di un accordo esistente. Promesse fatte da Berlusconi, non da Prodi, potrebbe facilmente rispondere D'Alema, non senza però rivelare una dose di dilettantismo: da un alleato ci si aspetta una certa continuità negli impegni assunti in politica estera. Ripetere che in Iraq «non resterà neanche un soldato» italiano significa di fatto negare anche la possibilità di una presenza civile.

Barbara Stephenson, vice del Dipartimento di Stato, intanto prepara l'incontro di Condoleezza Rice con D'Alema, il prossimo 16 giugno a Washington, ribadendo che «la presenza italiana in Iraq è stata e continua ad essere una parte importante», e che i nostri contribuiti «continueranno ad essere necessari».

Ritirarsi dall'Iraq, insomma, non sarà gratis. L'Italia pagherà il prezzo giusto, in termini diplomatici o di politica interna. A Prodi non rimane che scegliere "di che morte morire". Sarà fondamentale come avverrà il disimpegno.

Se avverrà rinforzando il nostro impegno concreto nel contrasto del terrorismo islamista nei contesti più caldi, come l'Afghanistan, la Somalia o il Sudan, oppure studiando una nuova missione in Iraq, come chiedono la Nato e gli Stati Uniti, Prodi si esporrà però alla rappresaglia, interna alla sua maggioranza, della sinistra pacifista e antiamericana; se invece il ritiro dall'Iraq non sarà seguito da altre e nuove forme di impegno civile o militare, allora ci sarà da pagare un prezzo "diplomatico", soprattutto nei rapporti con Washington, e da registrare una sensibile riduzione del nostro ruolo internazionale.

1 comment:

masaccio said...

A me pare però ridicolo che si continui a girare intorno al problema, sprecando chiacchiere inutili.

Sostituire la missione italiana con una civili scortata da militari non ha senso: formalmente è già così.
Sappiamo però che di fatto le cose funzionano in un modo ben diverso. I soldati italiani sono impegnati in azioni di guerra per difendere i pozzi dell'ENI e pagare agli USA il tributo di sangue necessario perché lascino alle nostre imprese qualche appalto.
Ecco quindi perché gli USA non vogliono missioni civili non scortate (come sono invece già le missioni francesi, tedesche, spagnole, ecc.): perché vogliono qualcosa in cambio di lasciarci fare un po' di soldini.

Discutiamone pure. Ma discutiamo partendo da qui, per favore. Cioè da una guerra coloniale che vede l'Italia impegnata a spogliare l'Iraq delle proprie risorse naturali in collaborazione con le altre potenze occupanti.