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Monday, April 11, 2005

Quando l'occidente si ritira

Donne col burqaL'autocensura è suicidio culturale. Nella battaglia per le idee arretriamo di fronte al "pensiero forte" dei fondamentalismi. Occorre riscoprire il liberalismo come "pensiero forte". Nuovo capitolo della lunga storia di tradimenti dei principi liberali da parte del mondo intellettuale

Gijs van Vesterlaken, il produttore di Submission, il film del regista olandese Theo Van Gogh giustiziato da un fondamentalista islamico proprio a causa della sua pellicola, ha deciso di ritirare l'opera a tempo indeterminato per la serie incredibile di minacce di morte che gli sono giunte e che sono ritenute credibili dai servizi di sicurezza.

Un pericoloso caso di autocensura che segna una sconfitta "in casa" per il mondo libero. Non mi sento di condannare un produttore per non avere l'istinto al martirio, ma forse questo caso ci dovrebbe indurre a una riflessione: se non siamo in grado di credere nelle libertà sulle quali abbiamo fondato i nostri Stati (prima fra tutte la libertà d'espressione), e di farle prevalere sulle minacce, difficilmente potremo sostenere e infondere coraggio agli attivisti arabi che sono in lotta per quelle stesse libertà nei loro Paesi. Da noi la legge tutela la libertà d'espressione contro ogni violenza che tenta di restringerla (che sia o no opera del potere), eppure ci dimostriamo incapaci di darle forza. Qual è la nostra credibilità come democrazie agli occhi di tutti gli arabi che invece devono ancora conquistare, contro le leggi autoritarie vigenti nei loro Paesi, quelle libertà che noi abbiamo riconosciute per legge ma di cui così poco ci importa?

Evidentemente, intorno al produttore e a questo film ripudiato, che condanna la sottomissione della donna nella famiglia islamica, non si è creato un sufficiente clima di solidarietà culturale in favore della sua distribuzione, artisti e intellettuali preferiscono rimanere silenti e le autorità civili non assicurano un sufficiente grado di protezione. Il "pensiero debole" sembra prendere il sopravvento se per "quieto vivere" si ritiene preferebile autocensurare una produzione artistica pur di non scatenare le ire dei fondamentalisti islamici, che così hanno partita vinta nella prima battaglia per le idee sul nostro territorio.

Un nuovo capitolo della lunga storia di tradimenti dei principi liberali da parte del mondo intellettuale. E' impressionante (non per chi lo denuncia da tempo) vedere come, almeno qui in Italia, i santuari dell'egemonia culturale di sinistra rimangono silenti. La loro mobilitazione raggiunge il massimo dell'intensità, della solerzia, dello sdegno, solo quando si tratta di denunciare la censura e il regime per la cancellazione dei programmi di satira di Sabina Guzzanti. Solo Adriano Sofri, con la sua introduzione per "Non sottomessa" (Einaudi), il libro di Ayaan Hirsi Ali, la deputata olandese di origine somala autrice della sceneggiatura del film all'indice, riceve ospitalità su la Repubblica.

Il mito della società multiculturale. E' stato alimentato per troppo tempo dal relativismo culturale e oggi come ogni mito cade sotto la scure di una realtà non più sostenibile. Il multiculturalismo così come si è realizzato nella maggior parte dei Paesi europei significa spesso connivenza con una legalità, parallela a quella statuale, che impone violenze, brutalità, sottomissione, che porta con sé il virus del terrorismo.
«Bisogna ammettere che il multiculturalismo, cioè la convivenza di culture diverse nel rispetto reciproco, spinto al punto di rassegnarsi a un regime di doppia o multipla legalità, pur scaturendo da un sentimento di generosità e di accoglienza, si traduca in sostanza in un opportunistico Quieto Vivere. Non vi sembri eccessivo che io azzardi un paragone con certi vecchi modi "antropologici" di convivere con la mafia. Parlo della doppia legalità, e del Quieto Vivere con una cultura dell'onore, per così dire, e con una intimidazione brutale da cui guardarsi. Non demonizzo certo l'islam, e tanto meno i musulmani, per i quali al contrario, uno per uno, una per una, ho lo stesso rispetto e riguardo che ho per qualunque altra creatura umana. Alla bella idea secondo cui esistono tanti islam quanti sono i musulmani credo davvero, benchè vada ormai diventando piuttosto una frase fatta.

Il multiculturalismo è oggi ferito a morte non dalla critica teorica del relativismo culturale, ma dalla prova dei fatti. Bisogna correre ai ripari.

E però intanto non esagerare: il multiculturalismo, e in generale il relativismo, è una conquista preziosa della civiltà. "Non prendere il multiculturalismo alla lettera", dice Irshad Manji, con una bella espressione. (non prendere niente alla lettera, insomma). Pessima è la sua trasformazione in un dogma – cioè l'imbecillità. Dopotutto, si tratta sempre della annosa vertenza sul cannibalismo. E sul limite. Il limite insuperabile sta nell'habeas corpus, nel diritto uguale per donne e uomini, nella libertà personale. Al punto della questione di Hirsi. Ci sono troppi luoghi nel mondo in cui professare la fede nel proprio Dio può costare la vita. Questa è un'infamia. Oggi colpisce spaventosamente i cristiani, e li condanna spesso al martirio, dall'Africa al Pakistan al Vietnam. Ma non è meno infame che a casa nostra, in Europa, una donna venga condannata a morte e braccata, da giudici e boia privati, per aver dichiarato di non credere in Dio. Che affronti il rischio del martirio, per testimoniare del proprio libero pensiero».
Lo spirito concordatario. Anziché concedere spazi di libertà e di diritto ai singoli individui, abbiamo concesso autonomie etnico-confessionali all'interno delle nostre città, quando non veri e propri rapporti privilegiati con lo Stato, a etnie e gruppi religiosi in quanto comunità. Esse, e non il singolo individuo, sono così divenute le naturali portatrici di istanze meritevoli di attenzione, così ché, in nome di una malintesa tolleranza, abbiamo chiuso un occhio su usanze e comportamenti contrari, non alla nostra cultura, ma alle nostre leggi basate sul rispetto della persona e dei suoi diritti individuali. Così, accusando di "razzismo" chi chiedeva regole e maggiori controlli, abbiamo sacrificato sull'altare del relativismo la possibilità di una vera integrazione fondata su valori politici condivisi.

Scriveva lo scorso dicembre Magdi Allam (Corriere della Sera):
«L'idea che fosse sufficiente concedere la libertà a tutte le etnie e a tutte le religioni, nel nome del relativismo culturale, affinché la libertà diventasse patrimonio comune, si è rivelata una mera chimera, l'inesorabile suicidio di una civiltà. Proprio l'Olanda, la patria delle libertà, il laboratorio più avanzato del multiculturalismo, è in profonda crisi. Tutti, a sinistra, al centro e a destra concordano che il multiculturalismo è una scatola vuota di valori, incapace di cementare una identità condivisa.
(...)
E' l'indifferenza dello Stato la causa dello sviluppo dell'estremismo islamico... Credevamo che acquisendo la nostra cultura avrebbero perso parte della loro. In più non siamo stati chiari sulla nostra cultura, sui loro doveri».
C'è stata «troppa tolleranza, che forse non era vera tolleranza, ma una sorta di indifferenza».

Risale al novembre scorso questa riflessione di Marco Pannella a Radio Radicale:
«Se multiculturalismo significa creare situazioni concordatarie con organismi detti rappresentativi di ambienti religiosi o altro, sono contrario. Il pluralismo è un valore che non ritengo tale, sono sulle posizioni di Martin Luther King: gli individui vanno tutelati nei loro diritti e quanto più sono negati, tanto più è un problema generale di tutti gli individui».

3 comments:

Rabbi' said...

Ottimo. Ti linko.
Rabbi'
www.rabbiabarcelona.blogspot.com

Anonymous said...

Il multiculturalismo all'europea si è rivelato razzista ed indifferente perchè quella europea è una società assai più chiusa (checchè ne dica l'intellighenzia a la page o denoantri) di quella statunitense che si fonda e si arricchisce sull'integrazione nel melting-pot.

Il relativismo... andiamoci piano col denigrarlo perchè il suo contrario storico è l'assolutismo.

L'assenza strutturale di lungimiranza, di capacità intelligente di trasformazione, sembra la causa di una diffusa nostalgia conservatrice verso un passato rassicurante dell'Europa continentale contemporanea, spaesata e tendenzialmente chiusa di fronte ai mutamenti di questi anni.
Ma c'è ancora dell'altro, e forse ha a che fare con l'inconsapevolezza di sè, cui taluni stanno dando, proprio in questi anni, delle risposte ultra-classiche riaffermando alcuni punti cardinali che sarebbero smarriti e le coordinate per ritrovare origini identitarie di consapevolezza.
Così, l'identità è diventata la versione reazionaria della coscienza di sè. Forte, certa, indiscutibile e perciò ...assoluta.
Capezzone ha parlato del fantasma europeo, cioè di qualcosa che non c'è, non è materializzato; bisogna, però, capire se c'è un vuoto da riempire e con che cosa si stia cercando di riempire quel vuoto, oppure se in realtà, molto più semplicemente, il vuoto non c'è affatto, è una mistificazione strumentale o una lettura sbagliata, ma al contrario c'è tanta roba vecchia che non dà spazio a quella nuova.
Il potere clericale della curia, per esempio, nella raffinatezza della sua follia, oggi più che mai, sta cercando di dimostrare che il vuoto c'è e si allarga (l'assioma del relativismo che ci tirano addosso), ma per fortuna lo si può ri-empire con il progetto infallibile che tenta di riproporre-imporre.
Ma il vuoto non c’è, anzi, c'è ovunque, in Europa, un multiforme armamentario di idee e visioni talmente logoro, ingombrante, pesante e sclerotico, che se non ce ne rendiamo conto e non ce ne liberiamo al più presto, ci schiaccerà e ci attarderà tragicamente nel passato.
Non si tratta di buttar via il bambino assieme all'acqua, questo è l’inganno che cercano di farci credere.

Anonymous said...

INTERVISTA AD ANTONELLO DE PIERRO
Da Napolitano alle liti per le poltrone nel governo Prodi, all’Iraq, al sistema elettorale, all’economia.Il ''depierro pensiero''.



Angelo M. D'Addesio

*Iniziamo con le notizie politiche di questi giorni. La scelta di Napolitano come Capo dello Stato è condivisibile, giusta oppure si configuravano alternative possibili e se sì quali?

Sì, penso che Napolitano sia stata la scelta giusta, a dispetto dell’anzianità, anche perché vista la situazione che si era venuta a creare non poteva essere D’Alema, l’uomo giusto, avendo fatto la campagna elettorale per un determinato schieramento. Gianni Letta è stato sempre al suo posto, ma non dimentichiamo che è stato al centro dei fondi neri dell’IRI negli anni ’70 e quindi non era una figura credibile al momento. Mi ha fatto male vedere i 42 voti a Bossi, che è leader di uno schieramento che fa i raduni sul Po e cantava con i suoi seguaci la canzone “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore…”. Parlo di Bossi perché è stato il secondo più eletto. Penso che Napolitano è una buona figura, che sicuramente riuscirà ad essere al di sopra delle parti.

*Il Governo Prodi. Dopo la vittoria risicata che durata potrà avere questo governo e soprattutto come si risolveranno i diverbi interni ai DS o il nodo Mastella-Bonino per il Ministero della difesa?

Come durata mi auguro che sia di cinque anni pieni. Diciamo che le liti sono più nell’ambito dell’Ulivo, nel partito “unico”. Sembra che qualcuno abbia attribuito a D’Alema, la frase e la volontà di una doppia vicepresidenza del Consiglio, con Rutelli. Non sarà così. La vicepresidenza andrà, a mio parere, a Rutelli. Non sono d’accordo sulla scelta di Rutelli, in tempi passati ho trovato molto da ridire sul comportamento politico di Rutelli.

*E sulla questione Bonino-Mastella?

Sicuramente vedo molto meglio Mastella alla Difesa. La Bonino alla Difesa sarebbe una scelta contraddittoria, viste le battaglie pacifiste che la Bonino ha condotto in questi anni con i Radicali, Rutelli in primis. Non dimentichiamo il trasformismo esasperato di Rutelli, dai Radicali ai Verdi, per poi genuflettersi in Vaticano, passando alla Margherita.

*Rimanendo sull’argomento pace-guerra. A fine giugno dovrebbe esserci il rifinanziamento delle missioni in Iraq ed Afghanistan. Il governo Prodi avrà la volontà di svincolarsi dalle missioni oppure seguirà i propositi del governo Berlusconi?

Io mi auguro di no. Innanzitutto la missione in Afghanistan è stata ben diversa. Quella in Iraq è stata una missione di guerra, perché gli italiani hanno partecipato a diverse operazioni di guerra.
E’ eclatante il caso di Nassiriya. Lì sono di stanza gli italiani e ci sono gli stabilimenti dell’ENI che gli italiani hanno protetto durante la missione.

*Quali sono le possibili soluzioni politiche per risolvere questi nodi cruciali legati alle missioni in Iraq?

Io spero si trovi una soluzione che non sarà comunque facile, vista la situazione creatasi in Iraq. Penso che sia però il momento di ritirare i soldati dall’Iraq. C’è da sottolineare comunque il cinismo aberrante che accompagna il cordoglio per la morte dei militari italiani, dalla tragedia di Nassiriya. Berlusconi disse all’epoca “E’ come se fosse morto mio figlio”. Suo figlio non era lì, purtroppo o per fortuna e sono parole e frasi fatte. Il fatto di considerare i morti in terminI di mera contabilità di un bollettino di guerra dovrebbe far riflettere. Dietro ogni morto c’è una tragedia familiare che segna per tutta la vita.

*Si parla di Partito Democratico e di Casa dei Moderati. Eppure le formazioni sono molto disomogenee, la sinistra radicale va per conto suo. Saranno possibili queste elaborazioni in termini bipolari e quali saranno i tempi per queste soluzioni?

E’ una bella domanda. Io sono contrario all’unione DS-Margherita. Sarebbe il tramonto dell’ideologia. Questo già esiste, però se qualcuno ha ancora delle idee, ci troveremmo di fronte ad un’unica lista formata da coloro che combattevano, verbali o meno, ovvero democristiani e comunisti, la vecchia maggioranza ed opposizione. E’ come se in futuro si unissero Berlusconi e Prodi. Dall’altro lato la Casa dei Moderati è surreale. Nel centro-destra non ci sono moderati, per il sol fatto di aver accettato l’alleanza con la Lega Nord che è sempre stata contraria e lontana dallo spirito democratico e di moderazione. Fino a quando ci saranno certe alleanze, sarà difficile una Casa dei Moderati.

*In riferimento al sistema proporzionale come le pensa?

Ecco in riferimento a ciò è bene ricordare che l’art. 1 dice che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. In realtà l’Italia è stata fondata più sul denaro, sulla ricchezza, che non sul lavoro. E’ stata più che altro una plutocrazia e non una democrazia, non di certo un governo del popolo. In questo senso la legge elettorale è stata un attentato alla democrazia. Non dare neppure la possibilità all’elettore di scegliere il proprio candidato, ma imporre candidature come quelle di Previti, peraltro arrestato in questi giorni o Dell’Utri che si è avvantaggiato di una legge ad personam, altrimenti avrebbe dovuto scontare due anni e sei mesi rende l’idea di come questa legge sia da rivedere, completamente.

*Il tema scottante del lavoro. Veltroni ha riabilitato la Legge Biagi, ha detto che è da riformare, ma non da bocciare completamente. Altri la considerano l’apice e la causa prima del precariato in Italia. Che posizione ha sulla Legge Biagi?

Non dimentichiamo che questa situazione è stata determinata in parte dal centro-sinistra. Bisogna invertire la rotta. Non dimentichiamo che il centro-sinistra introdusse i c.d. “Co.Co.Co.”, ora spariti per fortuna, per poter pagare i periodi di prova. Gli stessi sono stati strumentalizzati, infatti circa tre anni fa si arrivò a circa 2 milioni e 700 mila Co.Co.Co. Vorrei sottolineare un evento abbastanza importante su questo argomento.

*Prego.

Al Ministero dei Trasporti c’è una centrale operativa, che risponde agli utenti che hanno a che fare con la Motorizzazione Civile, occupandosi dei dati sensibili di tutti i cittadini. Prima l’appalto del call-center era stato dato ad una ditta privata. E’ qualcosa di assolutamente sbagliato affidare i dati sensibili di milioni di italiani ad una ditta che può passare la mano ad altre ditte, in barba alla legge sulla privacy. Tutto ciò non è affidabile. Circa tre anni fa, in proposito feci una trasmissione in Radio su Radio Roma, in cui si parlava del Co.Co.Co, come incostituzionale, perché prevedeva una situazione contraria all’art. 4 della Costituzione, perché prevedeva un lavoro da dipendente con le non garanzie del libero professionista. Nel caso del Ministero la nuova ditta che venne impose questo trattamento e c’era chi lavorava lì da 15 anni ed a 40 anni si vide costretta ad accettare.

*E’ il caso di rivedere tutto, di attuare una vera riforma.

Adesso ci sono i “contratti a progetto”. C’è un futuro nel segno del precariato e dell’incertezza. Sono aumentati i divorzi e sono diminuiti i matrimoni. Questo è uno degli effetti collaterali di questa situazione. Oggi un giovane non può neppure comprare una cosa, perché è necessario impegnare una busta paga per un mutuo o un affitto. Una volta si diceva “Ho trovato lavoro” o “Sono Disoccupato” oggi si dice “Lavoro, ma non so cosa farò”. C’è una grande incertezza. Non si parla più tanto di usura in questi tempi, non so se è notato, ma anche questo è un altro effetto collaterale indiretto che bisognerebbe approfondire e che è conseguenza di tale sistema. Berlusconi aveva promesso 1 milione di posti di lavoro, ma se sono questi, ha vinto la scommessa, ma il lavoro è un’altra cosa.

*Faccio l’avvocato del diavolo. L’impresa italiana è in crisi. La concorrenza asiatica è molto forte. La grande impresa sceglie la strada della vendita o svendita o della fusione all’estero. La piccola impresa è strozzata e quindi o sceglie la strada della flessibilità o cede al lavoro nero? Cosa è meglio e cosa il peggio?

Lavoro significa stabilità futura e lavoro è un diritto costituzionale. Lo Stato ha il dovere di tutelare il lavoro, ma mi sembra che lo stia piuttosto calpestando. Un lavoratore che mette su famiglia, lavorando in tre mesi e per altri tre mesi non lavora più, può essere schiacciato dall’usura. Si parla di mobbing, senza che ci siano però una legge adeguata. Ho partecipato ad un convegno sul Mobbing, constatando che una legge seria si attende da anni. Solo la Regione Lazio ha varato una legge regionale, fu un consigliere di Forza Italia a presentarla, Claudio Fucci, ma fu bocciata dalla Consulta su istanza del Governo Berlusconi, cosa abbastanza curiosa. Tornando al mobbing, questo tipo di impostazione del sistema lavoro, presta il fianco al mobbing. Lavoratori con contratti di più durata sfrutteranno quelli con contratti precari
E’ una situazione da ribaltare, magari con incentivi alle imprese che possano assicurare contratti a tempo determinato e con grosse penalizzazioni per le imprese che mantengono la vergogna dei contratti precari.

*Passiamo alla politica estera. Si dice che il binomio Usa-Italia è destinato a concludersi con l’avvento del governo Prodi che guarderà verso altri modelli ed altre collaborazioni. E’ possibile che l’Italia si rifaccia al modello spagnolo o a quello francese, ad esempio nel campo dei diritti civili. E’ vero che finirà anche il binomio Italia-Usa.

Io guarderei prima al mio orticello. Prima risolverei i problemi interni. La Spagna di Zapatero sicuramente, per quello che si sente, sta rinascendo dopo gli otto anni di governo Aznar. Se parliamo dei diritti civili, se vogliamo chiamarli così, io posso essere d’accordo personalmente con i PACS, ma non con le unioni omosessuali. Per giunta nella cattolicissima Spagna. E’ un po’ una contraddizione. In paesi come il Brasile forse non si arriverà mai ai matrimoni gay.
Quanto al rapporto con gli Usa, spero che possano continuare, ma attenzione, devono essere rapporti di scambi reciproci e non di sudditanza. Il Governo Berlusconi si è piegato al governo degli Usa. Lo stesso partito di Forza Italia ha una visione servilistica, Berlusconi ha impostato il suo modello con gli Usa allo stesso modo, ovvero servi del volere di Bush.
Quanto ai diritti civili, gli Usa stessi hanno molto da imparare, se pensiamo agli innocenti che aspettano il giudizio solo perché non possono pagare le spese legali. Si parlava poi di mercato con l’estero. Se penso alla Cina che è lo stato che vanta al mondo il maggior numero di esecuzioni capitali. Ebbene, fino a quando non ci sarà uno standard di rispetto dei diritti umani, io frenerei l’espansione commerciale ed economica della Cina verso l’Occidente.

*Le chiederei un parere sulla vicenda Calcio. Tema banale, ma saltato agli occhi della cronaca, della politica.

Io sono sconcertato da quello che è successo. Siamo abituati a situazioni poco pulite dell’universo Calcio. Situazioni poco chiare ci sono state anche in altri sport ed in altri organismi. Il Calcio è un gioco. Quando il Calcio diventa business, con squadre quotate in borsa ed altro. Non dimentichiamo i crack di Cagnotti e Tanzi. Dove c’è business si vengono a creare situazioni che permettono alle persone di arricchirsi illecitamente. Negli altri sport non esiste ancora tutto questo. Pensiamo al Calcio dei grandi valori, al grande Torino, perito a Superga, con grandi calciatori che giocavano per un premio-partita che poteva essere un cappotto.
Questo non dovrebbe accadere. E’ il caso di fare vera pulizia e che i magistrati vadano veramente fino in fondo per punire pesantemente i reati che sono stati commessi e dare una lezione a questi signori. Fra questi c’è anche Carraro e mi dispiace che sia stato sindaco anche a Roma, una città bella, rinata. Mi fa scemare un po’ di orgoglio di essere romano.

*Ultimo punto. Cosa dovrebbe fare un governo, in questo caso, il Governo Prodi, non dico in cento giorni, ma con estrema urgenza almeno nei prossimi sei mesi. Tre priorità su cui intervenire.

Prima di tutto la scuola. Soprattutto dopo la riforma Moratti che svalutato la scuola pubblica. Bisogna dare a tutti l’accesso alla scuola pubblica, al sapere che è il segno distintivo di un popolo. Altra cosa su cui operare la sanità. Un esempio è il modello tedesco è molto avanti. Si paga una tassa più elevata, ma in Germania viene tutto rimborsato, visite private comprese. Conosco un caso spaventoso di un barbone dimenticato su una lettiga fuori dall’Ospedale di Ostia. La tutela della salute è un diritto da non calpestare che favorisce anche una società più laboriosa. Infine va rivisto completamente il sistema lavoro, a partire dalle assunzioni.


Antonello De Pierro, giornalista, direttore del portale di informazione nazionale Italymedia e da tempo impegnato nel giornalismo di denuncia sociale. Ha collaborato per “La Stampa” e “L’Opinione”, ha diretto nel 2003 il mensile “Nuove proposte” ed ha condotto programmi nel circuito tv Stream, oltre che essere un assiduo ideatore di trasmissioni per Radio Roma ed altre emittenti locali nel Lazio. Oggi è molto attivo nel giornalismo on line e nell’informazione telematica grazie al sito di informazione da lui diretto Italymedia.it