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Saturday, April 30, 2005

Ora Mubarak non torni sui suoi passi

Il 26 febbraio scorso l'annuncio del presidente egiziano Hosni Mubarak: «L'elezione del presidente avverrà attraverso uno scrutinio diretto e segreto, per dare la possibilità ai partiti politici di candidarsi e garantire la presenza di più di un candidato, perché il popolo possa scegliere secondo la sua volontà». Il presidente si diceva convinto «della necessità di consolidare gli sforzi per più libertà e democrazia».

Dopo il ritiro delle truppe siriane a fine maggio si vota in Libano con elezioni aperte a osservatori stranieri. Il regime di Assad in Siria comincia a scricchiolare, a Baghdad c'è un nuovo governo legittimato dalle urne che già subisce i primi attacchi. Non poteva mancare l'Egitto, il paese più importante del mondo arabo, l'ago della bilancia in Medio Oriente. Oggi il terrorismo torna a colpirlo al cuore della sua economia: il turismo.

Due attentati al Cairo hanno provocato oggi la morte dei tre attentatori - un uomo, sua moglie e sua sorella - e il ferimento di almeno otto persone, tra cui una cittadina italiana di 26 anni. Difficile che si sia trattato di un gesto folle, molto più probabile che il paese stia per essere investito da una nuova ondata terroristica allo scopo di indurre il presidente Mubarak a tornare sui suoi piccoli passi di apertura democratica e a un nuovo giro di vite in senso autoritario del regime. Già l'ondata di attacchi armati compiuti da militanti della Jamaa Islamiya tra il 1992 ed il 1997 ebbe infatti l'effetto di consolidare il regime di leggi speciali.

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