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Thursday, March 08, 2007

Salvi ripone i "Dico" nel cassetto

Nell'annunciare che i "Dico" Bindi-Pollastrini non saranno adottati come testo base da cui far partire la discussione della Commissione Giustizia del Senato sulle unioni di fatto, Cesare Salvi ha colto con un esempio lampante i pericoli di intrusione statale nella sfera privata dei cittadini rappresentati dal ddl governativo: «Se un cittadino è destinatario della famosa raccomandata con ricevuta di ritorno, e questa ricevuta la firma il portiere del palazzo o la donna di servizio, cosa succede? Il cittadino è vincolato o meno all'unione civile?».

E' un pericolo che avevamo ravvisato per primi, prim'ancora che ci fosse un testo ufficiale, solo dall'andamento del dibattito. Per venire incontro alla Chiesa e ai settori cattolici integralisti della maggioranza gli autori del ddl giungevano a un esito paradossale: non riconoscendo alcun valore alla coppia, quasi cancellandola dagli atti ufficiali, degradando l'espressione di una volontà a semplice certificazione, davano rilevanza pubblica a un qualcosa di cui contemporaneamente volevano nascondere l'esistenza, facendo venir meno il socialmente rilevante, la stessa ragion d'essere del riconoscimento pubblico: l'impegno dei singoli in un rapporto di coppia.

Il meccanismo della certificazione di una condizione, la convivenza, direttamente produttiva di diritti, che scatta secondo modalità e tempi predisposti dallo Stato, è frutto di esiti paradossali e del tutto illiberali: come escludere, infatti, il rischio che avendo posto l'accento sulla situazione di fatto e non sulla volontà di una coppia, qualche giudice prima o poi riconosca i diritti se anche uno solo dei due conviventi lo richieda unilateralmente? Se è il "fatto" a generare i diritti dei conviventi, e non la volontà dei contraenti, allora basta anche uno solo dei due conviventi che denunci la situazione in cui si trova per far scattare i "Dico".

La libertà di convivere, ma senza "Dico", viene fortemente messa in dubbio da questa normativa, che a causa dei paletti politici con i quali è nata non può superare questa ambiguità di fondo.

Salvi ha praticamente smontato pezzo per pezzo l'impianto giuridico del ddl: «Resta da chiarire, nell'ipotesi di dichiarazione unilaterale, chi sia legittimato a far valere l'insussistenza tra le due persone del rapporto di convivenza... Particolare rilievo assume il fatto che l'unico onere a carico di chi presenta la dichiarazione sia quello di darne comunicazione mediante raccomandata al convivente prescelto, non essendo previsto che gli effetti giuridici riconducibili alla dichiarazione siano collegati all'effettiva conoscenza da parte del destinatario».

Non è chiaro «se la fattispecie da cui derivano gli effetti della convivenza sia un mero fatto giuridico oppure un atto giuridico o un negozio unilaterale, e in questa ipotesi se debba essere considerato o meno un negozio recettizio». Insomma, Salvi arriva allo stesso nodo che avevamo portato al pettine settimane fa: che succede «se il destinatario della raccomandata non è d'accordo? E' pensabile configurare una situazione per cui una persona possa trovarsi legata ad un vincolo giuridico senza volerlo e perfino senza saperlo?».

Allo stesso modo, «si pone l'interrogativo su quale sia il fatto giuridico che fa venir meno la convivenza, se sia il fatto materiale del venir meno della coabitazione, anche nell'ipotesi in cui si tratti di decisione condivisa dal partner (motivi di lavoro o di studio), ovvero il venir meno del vincolo affettivo».

Tali problemi, conclude Salvi - al quale è ingiusto attribuire un intento sabotatore, piuttosto il contrario - non si porrebbero «qualora si seguisse la via indicata dai disegni di legge di iniziativa parlamentare che fondano il rapporto di convivenza su una comune dichiarazione di volontà», dalla quale non si può prescindere se si vuole una legge dagli standard minimamente liberali.

2 comments:

Anonymous said...

ok, salvi...last but not list...ma non glielo poteva dire prima al duo bindi-pollastrini?

no ai pacs/dico( ex ).

sì al matrimonio civile...se proprio si devono istituzionalizzare le coppie omo.

p.s.: qualche giorno fa, striscia ha fatto vedere che il regolamento della camera, quanto alle coppie di fatto, estende al convivente more uxorio del parlamentare di turno, tutte la generosissima disciplina assicurativa et previdenziale.

forse le componenti del duo di prima, hanno tratto spunto dalle loro prerogative parlamentari...che non solo "dicono" ma "fanno" proprio!

buffoni.

occorre veramente lottare per cancellare i mille privilegi di cui godono gli..."eletti".

buffoni e pure ladri.

tutti. e mai generalizzazione è stata più opportuna e veritiera...


ciao.


io ero tzunami...

Davide said...

www.matrimoniodirittogay.it
Altro che dico!!
Nell'assurdità di questo paese, mi rendo conto che comunque, adesso, (adesso!) non si può che difendere questo assurdo compromesso Bindi-Pollastrini, nella speranza che un domani la legge venga migliorata.