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Tuesday, March 20, 2007

La nostra politica estera scivola nel neutralismo

Il giornalista di Repubblica Mastrogiacomo con Gino Strada dopo la liberazioneAccontentiamoci. Almeno questa volta Prodi non si è affidato a una seduta spiritica per far liberare l'ostaggio, ma a Gino Strada e alla sua potente struttura, Emergency. E' pur sempre un passo avanti.

Ma per Emergency laggiù in quel di Lashkargah oggi non è stata una giornata tranquilla. Prima l'arresto del "mediatore" da parte dei servizi di sicurezza di Karzai. E vorrei anche vedere che il governo di Kabul non avesse ritenuto necessario interrogare chi tra i collaboratori di Emergency, di cui sono noti gli ottimi rapporti con gli ambienti dei talebani, ha tenuto i contatti con i rapitori.

Davanti all'ospedale di Lashkargah c'è stata anche una manifestazione di afghani che protestavano per riavere indietro il corpo dell'autista sgozzato e per avere spiegazioni sul perché non fosse tratto in salvo anche l'interprete.

Già, e l'interprete di Mastrogiacomo? Della sua sorte non si hanno ancora notizie. Com'è possibile che Strada, alla guida di un'organizzazione umanitaria che da anni salva la vita ai poveri afghani, ma anche la Farnesina, non si siano assicurati che l'accordo valesse anche per la liberazione dell'altro ostaggio? Non vogliamo credere che abbia prevalso lo stesso riflesso un po' "razzista" dei rapitori, che hanno saputo ben selezionare l'uomo "giusto" da cui ricavare una buona contropartita sacrificando l'altro a scopo intimidatorio. Della decapitazione dell'autista di Mastrogiacomo in pochi si sono interessati, ma quelli che lo hanno sgozzato Fassino li invita a una conferenza di pace.

Dal punto di vista politico è apparso evidente come il governo ed i ministeri coinvolti non abbiano mai avuto sotto controllo la situazione. Una grave dimostrazione di impotenza se corrispondesse al vero la ricostruzione di Fiorenza Sarzanini, sul Corriere di oggi. Lo Stato completamente nelle mani di Strada, che ha preteso e ottenuto che rimanessero alla larga Sismi, Ros e militari. «La Difesa è stata tagliata fuori dal negoziato affidato interamente a Gino Strada».

Eppure, due giorni dopo il sequestro pare che i Ros, gli agenti del Sismi, insieme agli inglesi e agli americani a Kabul, avessero localizzato la zona dove il giornalista era segregato, ma l'ipotesi del blitz veniva respinta praticamente su ordine di Strada, per ottenere il suo aiuto. E' andata bene, ma ciò non risolve il problema politico di un governo che sta letteralmente perdendo il controllo della propria politica estera e di difesa sul campo, al di là delle dichiarazioni ufficiali - e a volte pure in quelle.

Abile è stato D'Alema a ridimensionare il ruolo di Emergency: «E' evidente che non ci sarebbe stata una soluzione positiva di questa drammatica vicenda senza la cooperazione del governo afghano e senza la comprensione del governo americano». Ed è così, ma politicamente e mediaticamente è il trionfo "pacifista" con il Governo impotente.

Poco rilievo è stato dato alla pesante lezione di come si sta al mondo che il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha impartito ieri in faccia a Prodi, quando ha ribadito chiaro e tondo che l'obiettivo politico della Nato a Kabul è legittimare il Governo di Karzai, quindi liquidando ogni ipotesi idiota sui talebani al "tavolo della pace", e sottolineato che il Governo tedesco «non si fa ricattare» con suoi ostaggi.

Oggi in qualche editoriale, da Ferrara a Folli, passando per Andrea Romano, si indicava con precisione il problema politico: cosa restiamo a fare in Afghanistan, se tra limiti numerici e operativi alle nostre truppe, trattative con chiunque sugli ostaggi, aperture politiche al nemico contro cui gli alleati stanno per scatenare un'offensiva militare, e il rischio che addirittura il Governo vada sotto al Senato sul rifinanziamento della missione, rischiamo di essere l'anello debole, il ventre molle della coalizione, e rimanere con un comportamento "di fatto" pericolosamente neutralista?

Scrive Giuliano Ferrara: «La storia del rapimento del giornalista di Repubblica non è una favola a lieto fine di cui compiacersi, rilanciando da destra a sinistra e ritorno una quantità miserevole di complimenti per la trasmissione...»
«Quella di Daniele è una tragedia, con il suo autista trucidato, con la vedova che abortisce per il dolore, e ben cinque comandanti militari di una formazione terrorista restituiti alla loro libertà di combattere contro tutto ciò che ci dovrebbe essere caro, in nome di un regime e di un'ideologia del terrore che hanno generosamente ospitato, finché non sono stati spazzati via dall'azione di guerra dei nostri alleati, benedetti dall'Onu e sotto il comando Nato, le basi di Osama bin Laden.
(...)
Giornalisti e operatori umanitari godono di maggior prestigio sociale, a quanto pare, dunque si pagano riscatti e si fanno scambi di prigionieri anche con bande che selezionano l'ostaggio da liberare dietro un prezzo cospicuo dopo aver ucciso quello inutile, l'autista-spia».
Dunque, si chiede Ferrara, «non ci vorrebbe un po' più di sobrietà, e magari qualche visibile segno di imbarazzo, di fronte allo scioglimento di una tragedia che non è un happy end? Non si dovrebbe evitare di fare i complimenti, come Bertinotti, alla "diplomazia dei movimenti"? Non si dovrebbe distinguere tra operatori umanitari neutrali e ambasciatori dichiarati dei talebani presso la Repubblica italiana, come Gino Strada? Nessuno prova un po' di ribrezzo per la trasformazione del rilascio di un ostaggio, pagato con un prezzo altissimo, in una festicciuola pacifista con il conforto delle più alte autorità? Per come ci comportiamo nella guerra al terrorismo, ieri in Iraq e oggi in Afghanistan, dovremmo ritirare le nostre tuppe d'urgenza, proclamare la neutralità italiana, uscire dalle alleanze internazionali di cui facciamo disonorevolmente parte...».

Andrea Romano, su La Stampa, esprime la stessa perplessità sulla natura del nostro impegno in Afghanistan e in generale nella lotta al terrorismo: «Ciò che proprio non si può fare è pretendere di rimanere "alla nostra maniera": raccontando al Paese che i militari italiani si occupano solo di ricostruzione civile mentre gli alleati rischiano i loro uomini, attribuendo direttamente dalle segreterie di partito patente di legittimità a questa o quella componente talebana secondo i mutevoli equilibri della nostra politica interna. La soluzione in assoluto peggiore per Prodi e per l'Italia sarebbe far finta di niente, fingendo di non aver sentito le parole con cui Angela Merkel ha commentato dinanzi a Karzai la liberazione dell'ostaggio italiano ("Il governo tedesco non è ricattabile") e ignorando gli sforzi che i militari alleati stanno compiendo per consolidare la fragile democrazia afghana. Da oggi la "maniera italiana" di stare in Afghanistan ha bisogno di essere chiarita con rigore e serietà, se non vogliamo incorrere nel sospetto di irresponsabile opacità che già aleggia...».

Purtroppo, non è solo questione di tatticismo, ma anche di cultura politica, di inadeguatezza a comprendere il presente, come spiega non da oggi Carlo Panella, su Il Foglio: «Non sono solo sintomi di una cinica navigazione a vista: sono invece il prodotto di una drammatica incultura politica. D'Alema e Fassino, infatti, non sono mossi solo da realpolitik - peraltro indispensabile a ogni buona politica estera - o dalla volontà di accattivarsi i voti della sinistra comunista. L'origine di queste mosse sconnesse è ben più grave: non hanno idea di chi siano realmente i Talebani, Hamas, Hezbollah e l'Iran di Ahmadinejad. Non maneggiano strumenti che permettano loro di definirli. Non hanno elaborato la fine del comunismo, sono stati trasformisti anche sul piano culturale e non padroneggiano nessuna dottrina che permetta loro di comprendere la natura del totalitarismo islamico... Danno mostra di non aver compreso nulla di Hannah Arendt, Francois Furet, Renzo De Felice».

Il sequestro Mastrogiacomo in Afghanistan pone infine anche pesanti interrogativi sul ruolo degli inviati in zone di guerra, che spesso diventano strumenti di ricatto per un paese intero. A sollevare il tema, in un articolo su L'Indipendente, Filippo Di Robilant, che ha lavorato a Kabul con le missioni umanitarie e come portavoce degli osservatori elettorali dell'Ue. «Esiste - si chiede - una via di mezzo tra il giornalista rintanato nella stanza d'albergo a scrivere il pezzo guardando la Cnn e quello scalpitante che pensa che il pericolo sia il suo mestiere?». Secondo Di Robilant «una via di mezzo» c'è: «Si può fare un buon mestiere di reporter senza mettere a rischio la propria vita e i propri collaboratori». Radio Radicale ha sentito a riguardo anche l'inviato del Corriere Massimo Alberizzi.

4 comments:

Anonymous said...

ottimo jim.

aggiungo solo che la bbc, per "parlare" con i talebani, ha instaurato - a suo tempo - trattative che sono durate 6 mesi...e solo dopo il decorso di questo luuuuuuuuuuuungo termine...i boia barbuti si sono degnati di concedere un'intervista alla predetta tv.

invece arriva un cronista di repubblica che dopo 3 giorni di "accordi" e "contatti" ( ma non si sa nemmeno con chi )...si immola sull'altare della "libera informazione".

che dire, meno male che è vivo!

certo, il rapporto è uno a cinque...come quando correva varenne!!!

rimane però l'azzardo di una così...debole determinazione giornalistica.

abbiamo bisogno di notizie, non di martiri.

o almeno...di altri varenne.

aggiungo pure che...relativamente a eu-gino super-strada...la sua creatura...emergency, benemerita associazione umanitaria...è praticamente nata sul palco del maurizio costanzo show, in seconda serata su canale 5...quasi come "amici" di una certa maria.

solo che questa maria non si fuma...

praticamente, manca solo la de filippi a guidare un'ambulanza.

su strada.

battesimi equivoci a parte, da quando è scoppiata la guerra afghana, la nostra emergency...da associazione umanitaria che era, è praticamente diventata...un'organizzazione politico-movimentista-pacifista.

si fa politica, dunque...con un pizzico di "umanità"...quale fumo negli occhi.

tant'è che in una storica puntata del dio santoro, dall'ospedale nella valle del panjsher in afghanistan, dino-vauro ed eu-gino super-strada raccontarono agli astanti televisivi le oscenità della guerra, dei "criminali" bombardamenti amerikani contro la popolazione civile in fuga...una lunga serie di orrori imputabili al perfido occidente, infami amerikani in testa.

peccato che dopo qualche giorno...si scoprì che i due "bravi ragazzi"...avevano parlato con sant...oro...non da una zona controllata dai loro amichetti talebani, pii amichetti barbuti tagliatori di gole...bensì da una zona controllata dall'alleanza del nord, nemica degli amorevoli ( per stradavauro ) talebani e che i feriti dei quali avevano (s)parlato...erano stati colpiti proprio dai loro amici talebani e dalle mine disseminate venti anni prima dai sovietici.

morale? la via-strada umanitaria al socialismo non conosce vergogna.

strada, fai il medico e non ci rompere i coglioni.

p.s.: per non parlare dei finanziamenti percepiti e dell'ipocrisia filogovernativa o meno, relativamente ai finanziamenti, appunto...a seconda che essi giungano da un governo di destra o di sinitra.

eu-gino super-strada...se li becca in ogni caso...salvo mentire spudoratamente per farsi bello di fronte alla "gggente".

specie di sinistra o giù di lì...

strada...da asfaltare!!!

meglio di totò nel medico dei pazzi...


ciao.


io ero tzunami...

Anonymous said...

Una curiosità: perchè giornalisti e reporter USA non sono rapiti?

- Ve ne sono pochi?
- Sono prudenti?
- Si sa che gli USA non trattano?

Flash

adriano said...

ah ah anonimo, sei semplicemente patetico! i giornalisti americani hanno pagato il loro prezzo altissimo per una guerra di aggressione abominevole (il nome David Pearl ti dice qualcosa?), al pari degli altri

l'unica soluzione sensata a questa follia è prorpio quella che giuliano ferrara considera una vergogna nazionale: uscire dall'afghanistan, uscire dalla coalizione internazionale, sfanculare quel sanguinario di bush, dire al mondo che il vero pericolo per la pace nel mondo sono gli Stati Uniti d'America, non quattro barbuti straccioni del cazzo finanziati da loro. Buffoni!!!

Anonymous said...

sììììììììììììì...bisogna uscire dall'afghanistan, uscire dalla coalizione internazionale, sfanculare quel sanguinario di bush, dire al mondo che il vero pericolo per la pace nel mondo sono gli Stati Uniti d'America, non quattro barbuti straccioni del cazzo finanziati da loro...aspettare infine che pure islamabad diventi talebana e così...finalmente bombardare i perfidi amerikani con le atomiche made in asia!!!

a proposito di buffonate...

a cagare gli amici dei talebani, please...


ciao.


io ero tzunami...