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Sunday, January 07, 2007

Software, basta hardware

Contenuti, non contenitori: riforme su pensioni, sanità, pubblico impiego e finanza locale. Questi i propositi alla base dell'iniziativa dei volenterosi, che oggi ha ricevuto qualche endorsement di rilievo. Mattia Feltri, su La Stampa, ne ha ricostruito il percorso, descrivendone lo stato d'animo attraverso le parole di uno dei promotori, Daniele Capezzone:
«Da dodici anni non si fanno riforme. Nel 1994, Silvio Berlusconi tentò quella delle pensioni ma la rivolta sociale lo bloccò e si diffuse un documento, sottoscritto da Romano Prodi, in cui si sosteneva la necessità di andare avanti con la riforma. Nel 1997, il D’Alema in versione blairiana criticò le rigidità di Sergio Cofferati ma non la spuntò. Nel quinquennio del Berlusconi bis si è fatta soltanto la legge Biagi. In questa nuova legislatura non si vede nulla. Noi, semplicemente, pensiamo di non potercelo permettere».
Luca Ricolfi riassume così l'operato di questo Governo: «... molta corda a sindacati e Confindustria, un po' di soldi (detti "risorse") ad alcuni segmenti sociali protetti, qualche timido segnale sulle liberalizzazioni, nessuna riforma coraggiosa dell'economia e dello Stato sociale».

E spiega il perché, anche lui ricorrendo al «complesso» che affligge i riformisti: «Reggere per intero il peso dell'unità della maggioranza».

Dal loro punto di vista, Fassino e gli altri dirigenti "riformisti" «hanno ragione», ma «è il punto di vista che è sbagliato». L'errore «sta nell'analisi della società italiana e nel quinquennio berlusconiano. Sbagliata perché cieca e cieca pervché faziosa». Se l'analisi dell'operato del precedente governo è «apocalittica», l'unico obiettivo non può che essere quello di «tornare indietro», con l'opposizione non può esserci alcun dialogo, e la priorità diventa la mera sopravvivenza del governo, «a qualsiasi costo, qualuncuqe cosa faccia o non faccia».

Dunque, «in un governo che si autopercepisce come "di salvezza" è naturale che siano le forze politiche più grandi e responsabili a farsi carico dell'unità della coalizione, rinunciando a porre le proprie priorità e subendo i ricatti delle forze minori». Ricolfi augura quindi «ogni successo» ai volenterosi, ma quell'agenda a sinistra ha poche speranze di far breccia, avverte, finché non ci si convincerà che «la vera alternativa da evitare non è il ritorno del centrodestra ma la paralisi delle riforme».

Anche De Bortoli, su il Sole24Ore, ha qualche domanda da porre ai sedicenti riformisti:
«Credete veramente nell'impresa come il vero motore della crescita? O prevale come in tutti quelli che diffidano del riformismo liberale alla Rossi una forte e storica riserva mentale contraria? Ovvero che l'impresa vada contenuta più che liberata, disciplinata più che incoraggiata, e magari educata da una politica ansiosa di ridisegnare il volto del capitalismo italiano (antica suggestione dalemiana e quotidiana ossessione prodiana) distinguendo i buoni dai cattivi, che pur ci sono?»
E indirettamente anche lui appoggia i volenterosi, citando, nei primi posti dell'agenda per il 2007, l'approvazione della legge di Capezzone per aprire un'impresa in 7 giorni, e ricordando la necessità di "liberare" la piccola impresa:
«Il 94,9% delle imprese (sono quasi cinque milioni) ha meno di dieci addetti, ha un tasso di crescita largamente inferiore a quello delle aziende di altre dimensioni e decisamente più basso rispetto a realtà analoghe in altri Paesi. Negli Stati Uniti, dopo due anni di vita, le piccole assumono già il doppio rispetto alle aziende equivalenti europee e il triplo delle italiane».
E' anche una questione sociale:
«Le microimprese sono spesso di giovani (età media sui 35 anni) e una su quattro è gestita da una donna. Ma soprattutto in alcune città (per esempio Milano) una nuova iniziativa su tre vede come titolare un immigrato».

4 comments:

Anonymous said...

Ho una gran voglia di pubblicare qui i conti del mio 2006 proiettati sul 2007.
Come bilancio di previsione di un borghese piccolo piccolo visceralmente anticomunista che ha votato la Rnp il 9 aprile del 2006.

Dalle mille bollette (ca 2500 euro annui) in aumento, all'affitto di casa (9000 euro pagati per un terzo in nero ad un ex-pci sempre pronto a puntare il dito indignato contro americani, berlusconi e similari), dal bollo dell'auto (+10%), che non cambierò nonostante abbia quasi 200000km e quasi 6 anni alle spalle (e perciò, non potendo cambiarla, beccherò pure l'aumento prodiano sulla revisione), dalle varie assicurazioni professionali (sono un medico e siccome non ho santi in paradiso faccio la libera professione e fatturo proprio tutto: 80euro alla prima visita e 60 ai controlli, ma solo se effettuati dopo almeno tre settimane, se no sono gratuiti), al carburante (circa 2000euro che non mi scarico per non far impennare lo studio di settore che nel 2007 mi strozzerà di sicuro), all'affitto dei locali per lavorare, al commercialista (1000ca) ed a tutti i soldi da dare ai vari enpam, ordine dei medici, onaosi, società scientifica fino alla cifra complessiva di 21500euro circa di spese certe comprese l'IRPEF di Giugno, l'IRAP e l'acconto per il 2008 per il lavoro e di 14500circa per far vivere la famiglia (affitto casa + bollette + cibo, vestiario e scuola).
Nel 2006 ho incassato circa 36000euro lordi, mia moglie prende 1200euro al mese ed ho un figlio di 9anni da crescere nel miglior modo possibile.
Vivo in una città della mitica Toscana popolata da ulivisti incrollabili come il loro governo regionale e che lavorano in nero per la maggior parte del tempo...
E nel 2007, mi chiedo, quanti avranno ancora i soldi per farsi visitare da me?

Insomma, un vero riccone capitalista e "ladro" da odiare come propugna il buon Sanguinetti (Dio lo strafulmini!!!)

Da questo Governo di "buoni a nulla", ma a me non pare proprio, ho avuto una marea di complicazioni bancarie, una marea di aumenti regionali e locali, una serie infinita di amarissime disillusioni sulla giustizia sociale e sulla capacità innovativa e modernizzatrice della sinistra più vecchia e logora del mondo, una serie di panzane grottesche sulla crescita del Paese, la beffa dei conti di Prodi a San Marino, la spocchia dei geneticamenbte superiori e la qualifica di evasore fiscale a prescindere, ecc ecc...

Ma per dirla tutta sono pure parecchio incazzato con Pannella e Capezzone e la loro furbata della Rosa nel pugno...

Indovinate cosa voterò la prossima volta?
Se seguirò le giovanili illusorie idealità o penserò solo a me ed alla mia famiglia?
Se avrò voglia di dare e darmi o piuttosto di difendermi dall'assalto degli statalisti assatanati ed orgogliosi di aver assunto nel pubblico 350000 precari (e scusate, ma io non sono un precario?) da foraggiare per i voti, alla faccia dell'efficienza, ed ai quali pagare la pensione in un futuro non troppo lontano?

A me, ogni sera, pare che il vero ed unico "tavolo dei volenterosi" sia quello attorno al quale la sera ceno con mia moglie e mio figlio. E come il mio tanti altri tavoli di ceto mediobasso come quello cui appartengo senza alcuna speranza di risollevarmi visto che nel 2007 cresceremo di ben l'1,3% di pil, il più basso del... mondo e grazie ai cosiddetti buoni a nulla...

E fortuna che l'inverno è stato mite finora! Così almeno il metano...

Anonymous said...

grande daniele...
ah
domani chiamami che devo parlarti di una cosa...
baci, valeria

piattaforma.ilcannocchiale.it

Anonymous said...

credo che l'unico modo per difendere i tuoi 32000 euro lordi sia proprio riformare pensioni, sanità, pubblico impiego e finanza locale, in caso contrario la vedo dura, anzi, durissima....

remember said...

Jim, bell'articolo davvero quello di N.Rossi sul Corriere.
Però è acqua calda o appena riscaldata. Non dice nulla che già non fosse più che chiaro da decenni.
Conferma ancora una volta che l'immobilismo conservatore è la vera cifra di questo vecchio sclerotizzato Paese in declino oramai incontrovertibile.
Aveva ragione Tomasi di Lampedusa quando ricordava che: "tutto deve cambiare perchè tutto resti come prima".
La gente comune oramai se ne è accorta ma la tragedia paradossale è che a moltissimi sta bene proprio che sia così: che tutto sia immobile.
Nessuno se la sente di rinunciare ad alcunchè e preferisce tirare avanti "furbescamente" come sempre si è fatto in questi luoghi incivili e soprattutto profondamente arretrati.
Il Paese non è diverso e succube della sua classe dirigente (vecchia tesi radicale). E' esattamente come lei. E si sveglia (apparentemente e superficialmente) di tanto in tanto e settorialmente solo se direttamente coinvolto da qualche questione.