Pagine

Monday, January 29, 2007

E intanto Prodi ricostituisce il suo impero pubblico

Se ne sono accorti in due. Giavazzi, sul Corriere, e Debenedetti, sul Sole. Nei giorni scorsi è stato varato dal Governo un provvedimento, sapientemente nascosto sotto le "lenzuolate" di Bersani, che è in realtà una gigantesca operazione di potere: l'istituzione di un Fondo italiano per le Infrastrutture, nel quale investiranno la Cassa depositi e prestiti (Ministero del Tesoro), le nostre maggiori banche e fondazioni bancarie.

Giavazzi l'ha bollato come «capitalismo di stato». Perché, si è chiesto mettendo il dito nella piaga, ci sono banche che «anziché creare un proprio fondo, come Macquarie o Carlyle, ne sottoscrivono uno la cui regia è saldamente in mano al governo e la cui guida è affidata a Vito Gamberale, già manager delle Partecipazioni statali, poi passato dalla parte dei "cattivi rentier" di Autostrade e ora redento?» Che cosa pensano di ricavarne in cambio queste banche?

Il «motivo contingente» che ha indotto il Governo a creare il nuovo Fondo, osserva l'economista, «è la decisione dell'Antitrust che impone alla Cassa depositi e prestiti di cedere o la partecipazione in Enel o quella in Terna, la società che possiede la rete elettrica. Per non perdere il controllo né dell'una né dell'altra, Terna sarà trasferita al nuovo fondo e quindi rimarrà nella sfera pubblica».

Ma non finisce qui. «Senza gare e finanziato da banche amiche (ora si capisce perché il governo ha applaudito alla nascita di Intesa-San Paolo) il fondo crescerà: dopo Terna, acquisterà la partecipazione dell'Eni in Snam Rete Gas, poi la rete fissa di Telecom Italia...» e così via. Insomma, la nuova Iri sarà una realtà. Prodi riavrà il suo impero pubblico.

Anche Debenedetti, sul Sole 24 Ore, si chiede che interesse abbiano queste banche nell'investire il loro denaro a interessi un po' più bassi di quelli di mercato. Forse quello di incassare i futuri e sicuri profitti dei monopoli pubblici? E avverte che il pericolo è di tornare «agli anni della pianificazione, ai non rimpianti tempi delle partecipazioni statali», riproducendo il «paradigma culturale della programmazione anni '70», con una «pervasività quale neppure aveva l'Iri».

Mentre noi inseguiamo le briciole di Bersani e ci scanniamo sui Pacs, loro si mettono in saccoccia l'economia italiana.

4 comments:

Anonymous said...

ok.

è una presa in giro.

posta in essere non tanto dal noto boss, quanto da coloro che rimangono invischiati con lui e col governo che gestisce...e che non ne vogliono uscire, pur professandosi "liberali".

sì, a chiacchiere.

se è così, allora vuol dire che ci stanno prendendo per i fondelli.

ma questo lo sappiamo già...

ciao.

io ero tzunami...

Anonymous said...

Sono d'accordo, la Bonino che fa ? D'accordo, dobbiamo accontentarci perchè non c'è il governo di Milton Friedman, però c'è un limite a tutto..reati d'opinione, capitalismo di stato.. è sufficiente il prossimo "disegnino" di legge sulle coppie di fatto per farci ingoiare questi rospacci ?

Ciao Paolo

remember said...

Pannella... te lo chiedo io, stavolta: omnia munda....?

Comincio a sentirmi decisamente schifato.

E non solo da questo, ma da una messe di altri comportamenti ed arzigogolii verbali che sanno assai più di convenienza che di convinzione.
Parla poco e chiaro e mi fiderò di te. Tutto il resto è del diavolo.

I diritti civili si affermano oramai da soli in una società secolarizzata come la nostra. E non c'è alcun bisogno di appoggiarsi alle sinistre per regolare un'evoluzione sociale che cammina da sè, checchè dicano e facciano Ratzi e co..
Anzi, così facendo, si rischia un rifiuto sdegnato e stanco anche da parte dei più che pure si direbbero disponibili.

D'altronde il Pannella che chiedeva le dimissioni di Prodi dalla presidenza europea per lo scandalo TAV Roma-Napoli è solo uno sbiaditissimo ricordo dei Radicali che ci furono e che non ci sono più... E la vicenda Alitalia spiegata da un parlamentare (Capezzone?) a Minzolini è della stessa pasta...

Per non parlare della patetica figura della Bernardini di qualche giorno fa quando ha cominciato ad accusare Capezz di tradimento come neppure nei partiti più ideologici dell'estrema sinistra si fa più in modo così plateale.
Così sono i pannelliani.
La sudditanza psicologica è tutto. Mi ricordo solo qualche anno fa la tesoriera Rita sperticarsi negli elogi dell'infaticabile Daniele. Certo, allora aveva il placet di Pannella. Oggi, la ex-tesoriera, che nulla (!!!) ha avuto a che fare coi presunti fallimenti radicali degli anni capezzoniani...., insomma la verginella Rita, punta il dito verso il traditore!!!
Pannella deve averla resettata a dovere, ma di certo non è ancora in grado di cancellare la memoria a chi gli ha dato retta per qualche tempo, prima di aprire per bene gli occhi sull'uomo e sulla gestione della cosa dei sedicenti liberali, liberisti e libertari.
Mi spiace, ma proprio l'archivio di RR è la fonte della condanna politica di questo ultimo terminale Pannella e dei suoi inconsulti colpi di coda.

periclitor said...

Ora capisco perchè Rovati è tanto considerato da Prodi,gli ha meeso giù un piano diabolico,si è solo fatto scoprire,ma il piano va avanti con nuovi attori......