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Thursday, January 18, 2007

Perché la guerra al «totalitarismo islamico» durerà ancora

Uno dei migliori articoli scritti negli ultimi tempi è questo di Stefano Magni (Oggettivista) per L'Opinione. Riporta la tesi, nel libro "The Jihad Against the West, the Real Threat and the Right Response", edito dall'Ayn Rand Institute, di un saggio dello storico John D. Lewis, che «tenta di fornire una risposta culturale» al perché 5 anni e mezzo dopo l'11 settembre la guerra degli Stati Uniti al «movimento totalitario islamico» non accenna a finire, mentre tre anni e otto mesi dopo Pearl Harbour il Giappone era vinto.

La causa è in una «mentalità imperante nella società, nei media, tra gli intellettuali e tra i politici (anche tra i "guerrafondai" di destra)», che considera «immorali i metodi di una strategia che punti alla distruzione decisiva del nemico». Anche la guerra in Iraq del 2003, pur condotta da «un presidente di destra sostenuto da "falchi" neoconservatori, è stata combattuta secondo i criteri della "guerra giusta"», cioè minimizzando, e disperdendo su fronti secondari, la forza d'urto della campagna militare, invece di puntare all'annientamento del nemico. Il problema, culturale, quasi antropologico diremmo, è che «non si prende nemmeno in considerazione di condannare e combattere l'ideologia del nemico».
«Sono soprattutto questi i motivi culturali che frenano gli Stati Uniti dal fare con l'Iran, origine e centro politico del totalitarismo islamico, quello che è stato fatto con i giapponesi: annientare le loro forze armate, distruggere il loro potenziale industriale, imporre una resa incondizionata, applicare una nuova legge e una nuova costituzione scritte dai vincitori, ricreare un nuovo sistema educativo che elimini qualsiasi incitamento alla guerra e alla violenza religiosa, controllare i media per lo stesso motivo, privatizzare le loro risorse naturali e frammentare i loro cartelli economici. E soprattutto: porre fine a qualsiasi sostegno statale alla loro religione, spezzando così qualsiasi legame tra Stato e religione. Tutto questo gli americani lo poterono fare nel 1945. Oggi, solo elencare e leggere queste misure fa venire i brividi a chiunque sia cresciuto nella nostra civiltà post-moderna, che è allo stesso tempo pragmatica e altruista».
Da leggere assolutamente.

2 comments:

Anonymous said...

parole sante.

è vero che c'è in giro chi professa la nuova fede che giudica << immorali i metodi di una strategia che punti alla distruzione decisiva del nemico >> o che << non prende nemmeno in considerazione di condannare e combattere l'ideologia del nemico >>.

nel nostro stronzo piccolo di italiani, abbiamo un campionario faunistico abbastanza cospicuo di tali "pensatori".

tutti ircocervi...cito d'alema ex multis.

ma per costoro, il terrorismo perpetrato dai musulmani in nome dell'islam non è malvagio...non rappresenta la principale minaccia che incombe - imminente - sulla testa di tutti i popoli civili, anche sugli stessi musulmani.

per costoro...santi uomini...non si devono porre in essere feroci attività di controterrorismo, non è bello...non si fa!

mettete dei fiori nei vostri cannoni?

sì.

peccato che sia un copione già visto, praticamente un deja-vu.

e nonostante sia tutto un loro, personalissimo sogno...un mito stantio e mai sopito, direi...per costoro i terroristi non devono essere braccati 1x1, le organizzazioni che li alimentano non devono essere chiuse...tutte...la rete del potere politico ed economico che li mantiene non deve essere smantellata.

definitivamente, modello cartagine.

ovviamente...per costoro nessun denaro deve essere negato perché la proliferazione delle bande armate e delle milizie varie...mai troppe perché tutte "resistenti"... deve essere mantenuta!!!

durare...proprio come dice pannella.

col risultato che la barbarie terroristica non sarà neutralizzata...almeno non con le armi!

eh, sì...che mascalzoni i guerrafondai...e pensare che loro, da uomini pii che sono...loro vorrebbero almeno un dibattito pubblico!

ci campano con i dibattiti pubblici...

ho già dato il benvenuto al mondo di utopia...ma credo che dovrò tornare a (s)parlarci sopra...non fosse altro prchè queste idee, quelle alla d'alema-prodi sulla somalia, per intenderci...sono fondamentali per la sopravvivenza del terrorismo.

anzi, direi che i dubbiosi...ascoltando il duo di prima...abbiano rafforzato la loro determinazione alle istanze suicide.

utopisti loro...i kamikaze suicidi antioccidentali e...utopisti pure i nostri kamitestadikaze politici metapacifisti, oltremodo antioccidentali.

pur vivendo negli agi della stronza libertà occidentale che, ricordiamoci, per loro non è un modello da "esportare".

sarà mica che sono solo...egoisti?

bah, non so, sicuramente utopisti!

ma come dicevo, sono in bella compagnia...poiché la madre di siffatti tali è...sempre gravida.

e tutti gli utopisti fin qui citati, terroristi assassini o fini politici che siano...si ostinano a volere creare un mondo nuovo e migliore. per conseguire questo comune obiettivo, i primi - più selvatici -, si propongono alla nostra attenzione con il noto disprezzo per la vita.

io li chiamo assassini.

i secondi, più educati dei killer di prima, si propongono invece con la anch'essa nota, sottile retorica della dialettica politica, intrisa all'occorrenza di pseudo-pacifismo e quant'altro.

ma è solo un inganno...

a meno che...vuoi vedere che veramente...costoro non capiscono che se non le armi...l'altra più efficace forma di lotta al terrorismo è quella che non combatte i terroristi casa per casa ma almeno...le idee che li motivano, quelle sì!!!!!!!!!

ed invece no, non capiscono, li senti parlare ( tradotti se stranieri ) e...ti cadono tutte le speranze.

se quelli di prima li chiamo assassini...questi ultimi li giudico proprio degli emeriti stronzi.

diversi ma simili...perchè li accomuna la circostanza che in quanto partecipi di categorie utopistiche, quella degli assassini e quella degli stronzi, vorrebbero diffondere la loro visione della vita in tutto il mondo.

se così sarà...il genere umano avrà perso.

un tempo...se mi ricordo bene... soldati, marinai eroi finanche...determinavano l'esito delle guerre.

oggi non è più così; opininisti, personaggi televisivi, predicatori...politici e perfino la gggente cccomune...assurgono - o si propongono di assurgere - ad alfieri del "giusto" modo in cui l'occidente, cioè noi...debba combattere contro il terrorismo.

suggerisco di ritirare le forze di coalizione dalle zone dove si combatte per ridislocarle nel deserto...nella giungla...sui ghiacciai...

tanto, abbiamo già perso.


ciao.


io ero tzunami...

p.s.: per maurizio-non-so-chi-6...va bene questa analisi politica? è profonda?

p.s. n° 2...ho letto qualcosa del tuo blog...e vai col copia ed incolla!!!

remember said...

Testo intrigante, ma non tiene conto del contesto storico.
Oggi la Cina e la Russia non sono al fianco degli USA. Non permetterebbero un'azione del genere senza una costosissima contropartita economico-politico-strategica.
Credo che, nonostante tutti i limiti, le difficoltà e le riserve sui tempi concreti di attuazione, sia non solo preferibile, ma pure inevitabile, la difficilissima strategia che punta ad un rovesciamento dall'interno del regime iraniano. Non vedo davvero altre soluzioni realmente praticabili oggi.