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Sunday, January 14, 2007

Riformisti solo chiacchiere e distintivo

Ieri Angelo Panebianco si chiedeva sul Corriere «come mai i riformisti hanno rinunciato a combattere».

La risposta può essere «negli eccellenti conti dello Stato», addirittura «già per il 2006 l'Italia è scesa sotto il 3%», che inducono i "riformisti" a ritenere - pericolosa illusione - che si avvantaggeranno della crescita economica «anche senza bisogno di impegnarsi in logoranti guerre con sindacati, massimalisti e lobbies varie per riformare in profondità Stato sociale, pubblica amministrazione, eccetera...».

O forse, «semplicemente, i riformisti non esistono».

Se ne è convinto da tempo anche Ostellino, che denuncia un riformismo «falsamente riformista», «tutto chiacchiere, vanificate da comportamenti collettivistici e dirigistici». Per i "riformisti" «non è una questione di software - non sono riprogrammabili in termini liberali - ma di hardware. La macchina funziona solo a quel modo». Dunque, non c'è da mettere in discussione la loro buona fede, «ma la loro testa».

3 comments:

Anonymous said...

già!

ma vallo a dire a quell'elemosinante di Pannella!

Domiziano Galia said...

Il discorso dei conti potrebbe avere un suo senso. Stupido, ma senso. Perché se col fatto che le cose vanno meglio tralasciamo riforme strutturali, che succede, perché succederà, quando le cose torneranno peggio? Tutto d'accapo?

Anonymous said...

La prima risposta possibile è molto vicina alla verità : questi hanno incassato una valanga di soldi e si ritrovano pure con un rapporto deficit/pil al 2,5%, sanno che il prossimo anno potranno spendere come pazzi e riguadagnare i consensi, chi glielo fa fare ?

ciao paolo