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Tuesday, January 02, 2007

L'alibi del «furor di popolo»

Siamo riusciti a farci dare lezioni di civiltà pure dagli iracheni. Allo «sgomento» di Prodi per la pena inflitta a Saddam il premier al Maliki ha fatto rispondere così:
«Mussolini è stato processato per un solo minuto. Il giudice gli ha chiesto il suo nome e alla risposta "Benito Mussolini" gli ha detto: il tribunale vi condanna a morte. E la sentenza è stata eseguita immediatamente».
Nel tentativo di dimostrare non paragonabili i due casi di Saddam e Mussolini, Adriano Sofri, su la Repubblica, spiega oggi che «l'uccisione di Mussolini, condannato dal Clnai, catturato mentre fuggiva travestito da militare tedesco, fu un atto di guerra, come sarebbe stata l'esecuzione sommaria di Saddam». E si chiede: «La cattura che salvaguardi la vita e assicuri un processo non è piu degna della giustizia sommaria? Certo - si risponde - purché il processo (regolarità a parte) escludesse dal suo statuto la pena di morte».

Dunque, l'esecuzione sommaria preferibile alla condanna a morte dopo un regolare processo. Tra le due, se proprio dobbiamo scegliere, qui preferiamo la seconda. A prescindere dalla pena è sempre meglio un regolare processo. Infatti, se l'esito è comunque la morte non vedo come si possa preferire che ciò avvenga senza processo.

Sofri mistifica. Pur di non riconoscere che per condannare l'uccisione di Saddam bisogna per lo meno condannare quella senza processo di Mussolini, ricorre alla circostanza del presunto «atto di guerra». Eppure l'esecuzione fu autorizzata dal Clnai e al Duce fu presentata come una sentenza.

Poi Sofri chiama in causa il «furor di popolo» e sposta il discorso dalla fucilazione, decisa burocraticamente, a Piazzale Loreto, episodio facile da rubricare sotto il capitolo «furor di popolo». Certo, è «barbaro, ma l'uccisione distillata che viene dopo anni simula la giustizia e compie una fredda vendetta». No, è ipocrisia pura. Si ammette che il «furor di popolo è barbaro», ma si fanno spallucce, è un modo per scrollarsi di dosso le responsabità di quanto accadde. E' da vigliacchi prendersela astrattamente con il «furor di popolo». Fu, infatti, una decisione lucida quella di fucilare immediatamente Mussolini.

Non si vuole ammettere che se vogliamo con un minimo di credibilità deplorare l'esecuzione di Saddam dobbiamo riconoscere che gli iracheni si sono comportati in modo molto più civile che noi con il Duce.

Facile prendersela con Piazzale Loreto, dove effettivamente si possono addossare le responsabilità al concetto astratto della furia popolare, ma ci fu chi prese freddamente le decisioni: quella di uccidere il Duce, non un «atto di guerra» ma una vera e propria esecuzione di una sentenza comunicata alla vittima, e di non fare nulla per evitare Piazzale Loreto. Attenzione: qui non si vuole fare del moralismo. Non si piange per il Duce, ma almeno risparmiateci i lacrimoni per Saddam, se non siete disposti a versarli per Benito.

Senza curarsi del "politicamente corretto" parla Bernard Kouchner, che pragmaticamente osserva: «Sì, uccidere un tiranno può essere un espediente politico per governare la transizione dalla dittatura alla democrazia». Precisa: «Sono un'abolizionista al cento per cento, ma credo che ci possano essere delle eccezioni legate alle grandi svolte della Storia. Uccidere Ceausescu in Romania non è stato bello, però in qualche modo può essere servito a voltare pagina. Certo, non mi piace l'ipocrisia che circonda adesso questa esecuzione... Io non ho aspettato Bush per essere contro Saddam Hussein. Ho cominciato a combattere ideologicamente questo dittatore sanguinario venticinque anni fa mentre nessuno si preoccupava dei diritti umani che invece, soltanto adesso, vengono evocati».

Se la morte di Saddam poteva servire a qualcosa, «era adesso che bisognava farlo. Scandalizzarsi senza cercare di capire è molto infantile». E conclude: «Mi dispiace, non riesco proprio a commuovermi per quell'uomo».

14 comments:

Sostiene Proudhon said...

sono d'accordo che, anche contestualizzando, non si possano usare due pesi e due misure sull'esecuzione di saddam e mussolini.
ma c'è una differenza sostanziale: uno è fatto storico, che sottoponiamo ad analisi, l'altro è un fatto contemporaneo, di cui ci sentiamo in qualche modo coinvolti direttamente. e da questo punto di vista, tu che come me rivendichi l'importanza del metodo e della procedura, converrai che una seria opposizione alla pena di morte difende un principio e non può consentire deroghe, tantomeno eccezioni.
io non mi commuovo per Saddam, né verso una lacrima: se mi dispiaccio, è per il Diritto, che ne esce indebolito, nonostante alla condanna si sia arrivati per giusto processo.

JimMomo said...

Indubbiamente, l'unico argomento è quello di principio. E' ciò che ho cercato di dire in questi giorni. Non dare allo stato la licenza di uccidere attraverso la giustizia.

Anonymous said...

ok.

no allo stato-boia.

quanto al peregrino combinato disposto benito-saddam...esso è improponibile, con la dovuta precisazione che solo in italia gli assassini diventano eroi!!!

sarà forse perché il fascismo ha creato l'antifascismo a sua immagine e somiglianza???

la risposta è...sììììììììììììì...basta guardare in faccia ed ascoltare un comunista qualunque ( neo, post, vetero, ex... ) mentre parla ( ...ooops, scusate, rectius...ci arricchisce con le sue fini analisi politiche ).

gli ultimi fascisto-unionisti...

pessimi.


ciao.

io ero tzunami...

Anonymous said...

Sono d'accordo con te. I rilievi alla condanna a morte di Sadam Hussein ed alla sua esuzione che vorrebbero fondarsi su motivazioni giuridiche mi paiono deboli: più solido notare che Saddam, alcune settimane fa, fece una inedita dichiarazione di disponibilità ad una trattativa. Data la situazione in Iraq, voglio sperare che questa disponibilità sia stata sondata approfonditamente e che se ne sia verificata la mancanza di serietà e l'impraticabilità. Chè, altrimenti, il non averne approfittato sarebbe per quello sventurato Paese un lusso che non mi pare possa permettersi.
(milton)

adriano said...

La cosa sconcertante che ormai Federico dà per scontato è che siano gli iracheni a decidere del loro futuro.
Mi rendo conto che è frutto di partigianeria cieca e tifosa in un certo senso; tuttavia volevo ricordarti, caro Fede, che non si muove ancra paglia a Baghdad che Washington non voglia. Ma so che questo, per tua coerenza, non lo ammetterai mai.
Non sono stati gli iracheni a condannare a morte Saddam, ma è stato Bush che aveva bisogno di un ulteriore spot elettorale globale.

poveri fratelli iracheni, che disgrazia gli è capitata abitare un luogo tanto ambito dalle potenze ultraterrene (nel senso di aliene) che proprio da lì hanno preso le mosse per soggiogare il Pianeta.

ciao Tzunami, attento che ti bagni

Anonymous said...

singolare che quelli come sofri che si stracciano le vesti per il diritto internazionale (che comprende lo jus in bello: appunto la salvaguardia dei prigionieri) giustifichino poi un omocidio sommario come quello riguardante Mussilini derubricandolo come "omicidio di guerra".

Se in guerra tutto e' permesso (come sembrano suggerire costoro e la loro macabra ignoranza), allora non si capisce per quale motivo Saddam andrebbe condannato per l'uso di armi chimiche (appunto vietate dal diritto internazionale).

E questi sarebbero gli intellettuali italiani: sempre pronti e dire la loro, anche quando non sanno di cosa si tratti. Che pena.

Andrea Gilli

Nihil said...

Sottoscrivo Sostiene Proudhon, fino all'ultima virgola.

JimMomo said...

Non posso darti torto, Andrea. Anche le migliori menti, come io ritengo Sofri, si perdono quando si tratta della "resistenza" e dei partigiani.

Nicola R said...

Eh si, Adriano. Vista la reazione di gran parte degli opinion makers internazionali, proprio un bello spot per Bush...
Ma facci il piacere!!!
Siete voi, si voi sinistri di tutto il mondo, a voler utilizzare qualsiasi pretesto per gettare fango su chi non la pensa come voi.
E se proprio vuoi che venga utilizzata la stessa moneta anche con voi, la utilizzerò. Ci avete rotto! Ben vi sta tutto quello che va in direzione opposta a quello che auspicate!

periclitor said...

dovevi leggere Bocca stamattina su Repubblica
"quello" sta dando di matto!!!

adriano said...

Nicola!!! Vi abbiamo rotto??!!! Gesù, che invettiva, quasi quasi mi metto a tremare.
Il caro Jim in arte Fede non dice tante cose sul suo blog. E noi vi rompiamo semplicemente perché voi non volete sentirvi dire ciò che non vi piace. Te ne dico un'altra allora, così ti strappi i capelli dall'indignazione per la nostra protervia. Quei fottuti americani, quegli spargisangue su scala mondiale, hanno fatto sì che a processare Saddam fossero gli sciiti; in pratica li hanno fatti scannare fra loro. Altro che democrazia e diritto. Hanno seguito la loro solita filosofia, che quel delinquente assassino di Henry Kissinger aveva ben sintetizzato ai tempi della guerra fra Iraq e Iran con queste parole: 'bisognava fare in modo che si uccidessero l'un l'altro'. Alla faccia del vostro liberalismo. Caro Nicola, m'hai provocato, e attento che io me te magno.

Anonymous said...

L'interpretezione di Sofri mi lascia davvero perplesso. O meglio, Sofri, mi lascia perplesso. E' un uomo che rivendica da anni l'ingiustizia del processo che lo ha condannato. E ora, nel tentativo maldestro di difendere l'indifendibile (l'indignazione degli indignati di natura), finisce per affermare che, comunque, un processo sommario, nel quale l'imputato è già colpevole, è meglio di un processo nel quale esiste la presunzione di innocenza.

A roma si dice che con il culo degli altri...

Mauro Gilli.

Anonymous said...

Per chi si straccia le vesti su Sofri, beh, poniamo alcuni paletti:
a) l'omicidio di mussolini e' stato un atto sommario e barbaro? Si, vero, ma e' anche stato un atto di guerra. Quando non sono gli eserciti regolari e gli stati nazionali a fronteggiarsi viene parzialmente meno lo jus in bello. Non se ne scappa. Credo sia pacifico, si vede la stessa cosa se qualcuno fa esplodere un'autobomba al mercato.
b) L'esecuzione di Saddam e' un atto barbaro? Se credete che la pena di morte sia un atto barbaro e efferato, allora si. Ma e' stato condannato - mi pare - per omicidio colposo di 182 persone in un villaggio, mica per aver usato armi chimiche contro iracheni e curdi. Quindi ci puo' anche stare.
c) non vedo cosa c'entrino la retorica dei partigiani e della resistenza e i processi a Sofri nel discorso. La questione e' semplice. [Ja]

Nicola R said...

Bah, Adriano, il vostro problema è che valutate tutto ciò che succede nell'ottica del "ci procura vantaggio, quindi è ok" oppure "ci mette in difficoltà, quindi è falso o da scartare a priori".
Le tue affermazioni livorose su Bush, sull'America, e su chiunque non stia a genio a te ed alla sinistra in generale (mi pare di poter dire che la simbiosi sia pressochè totale) lo confermano.
Ed è questo modo di fare che mi ha letteralmente rotto le scatole!
Non mi piace, e lo dico.
p.s. So che si tratta di un'invettiva che non porta a nulla di serio e concreto, ma talvolta non si può fare a meno di sbottare! Anche perchè poi sembra che chi ragiona come Adriano sia portatore di verità.....