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Monday, January 08, 2007

«Riformismo», esperienza da archiviare

«La politica - mi si perdoni la franchezza - non è pagata per raccontare ai cittadini gli ostacoli che incontra giorno dopo giorno ma per superarli. Se ne è capace. E se non ne è, per lasciare ad altri la possibilità di provarci.

Una politica credibile è una politica che rischia e che si assume responsabilità. Che si espone al pericolo di perdere perché solo così si vince... Una politica credibile è una politica che rispetta le regole... E ce n'è una, in molti paesi e soprattutto in quelli che il maggioritario ce lo hanno da tempo, che non è nemmeno scritta: chi perde abbandona il campo. Definitivamente (salvo straordinarie eccezioni). Sia che perda elettoralmente, sia che perda politicamente...

La politica italiana - credo di averlo detto e scritto in tempi non sospetti - è oggi guidata (al di là dei meriti o dei demeriti dei singoli) da due leadership entrambe sconfitte. E quindi automaticamente, inevitabilmente, al di là della loro volontà e delle loro capacità, non più credibili. Della politica non possiamo fare a meno. Quindi, quel che fa la differenza è la qualità della politica. Si può fare politica per una vita intera senza mai farla veramente e farla per un giorno solo mettendoci la passione di una intera vita»
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Nicola Rossi, ex Ds (Corriere della Sera, 8 gennaio 2007)

Il «riformismo» è una parentesi fallimentare da dichiarare - per carità di tutti - conclusa, al pari di comunismo e socialismo. A sentire ancora intere schiere di politici e uomini di governo che si proclamano «riformisti» verrebbe voglia di mettere mano alla pistola, metaforicamente s'intende. I «riformisti», impegnati nel tentativo della riforma perpetua, sono i principali ostacoli alla realizzazione delle riforme, perché dicendosi «riformisti» li si incarica di realizzarle ma non le fanno, con l'alibi del gradualismo e della "pace" sociale. Il loro «riformismo» si coniuga al gerundio: stanno facendo le riforme. Ma non diventa mai participio passato: hanno fatto le riforme. Lascino il campo.

2 comments:

remember said...

Jim, bell'articolo davvero quello di N.Rossi sul Corriere.
Però è acqua calda o appena riscaldata. Non dice nulla che già non fosse più che chiaro da decenni.
Conferma ancora una volta che l'immobilismo conservatore è la vera cifra di questo vecchio sclerotizzato Paese in declino oramai incontrovertibile.
Aveva ragione Tomasi di Lampedusa quando ricordava che: "tutto deve cambiare perchè tutto resti come prima".
La gente comune oramai se ne è accorta ma la tragedia paradossale è che a moltissimi sta bene proprio che sia così: che tutto sia immobile.
Nessuno se la sente di rinunciare ad alcunchè e preferisce tirare avanti "furbescamente" come sempre si è fatto in questi luoghi incivili e soprattutto profondamente arretrati.
Il Paese non è diverso e succube della sua classe dirigente (vecchia tesi radicale). E' esattamente come lei. E si sveglia (apparentemente e superficialmente) di tanto in tanto e settorialmente solo se direttamente coinvolto da qualche questione.

Mithrandir said...

Post ineccepibile.

P.S.: http://varano.blogspot.com/2007/01/rossi-abbandona-i-rossi.html